Genova, due mesi per le perizie: slitta demolizione del Ponte Morandi

Sessanta giorni per effettuare i sopralluoghi – il primo il 2 ottobre -, repertare e catalogare i resti dei monconi del ponte Morandi. Il gip Angela Nutini ha dato due mesi di tempo ai periti del giudice al termine dell’incidente probatorio, prima udienza, durata oltre quattro ore, del processo sul crollo che lo scorso 14 agosto ha causato 43 vittime. Le conclusioni saranno discusse in una nuova udienza, già fissata per il 17 e il 18 dicembre. Questo significa anche che, salvo eventuali proroghe, la demolizione potrà partire solo dopo che le prove saranno assicurate. Quindi non prima di dicembre. Nell’aula bunker del palazzo di giustizia di Genova ci sono gli indagati, con i loro avvocati, ma anche i famigliari delle vittime. Come Pablo Pastenes Riversa, figlio di Juan Carlos Pastenes e Nora Rivera, i coniugi di origine cilena morti sotto le macerie. “E’ stato molto pesante vedere gli indagati – ammette – ma credo nella giustizia e spero che questa tragedia serva perché non capiti mai più uina cosa simile. E’ davvero assurdo che, nel 2018, accada tutto questo. La gente paga un pedaggio perché le strade siano sicure, non per morire così”. Chiede giustizia e “verità” anche Antonio Cirillo, l’avvocato della famiglia Battiloro, che su quel viadotto ha perso Giovanni, videomaker trentenne di Torre del Greco. “E’ una lotta con i poteri forti – dice -. Ci sono state troppe omissioni, anche in fase di realizzazione del ponte, ma abbiamo fiducia; la Procura sta facendo un ottimo lavoro”. “I colpevoli vanno individuati”, è la richiesta di Andrea Martini, legale della famiglia Robbiano, il piccolo Samuele e i suoi genitori morti nel crollo. “Le difese degli indagati poggiano sulle stesse basi del ponte Morandi”, aggiunge Emmanuel Diaz, fratello di Henry, morto anche lui nella tragedia. “Hanno ucciso 43 persone, non mi sembra giusto rimangano impunite”, sostiene parlando degli indagati. “Tra qualche mese – prosegue – si capiranno i veri responsabili. Voglio avere fiducia nella giustizia e nell’Italia, anche se con quel ponte hanno perso la loro reputazione…”. Le parole dei legali si mescolano a quelle di tanti genovesi mescolati alle parti in causa davanti al tribunale. “Vivo in Valpolcevera, sento il dovere di essere qui in rappresentanza di tutte quelle persone alle quali viene impedito di parlare o convinte a non parlare o comunque a soggiacere alle questioni che le istituzioni stanno ponendo in maniera non chiara”, dice una donna. “La gente comune – insiste – chiede di non dovere più subire, chiede chiarezza, onestà, correttezza e rispetto umano”. Nel corso dell’incidente probatorio, il Gip ha rigettato la richiesta di costituirsi parte offesa della Cgil e di altri sindacati, mentre ha accolto quella del Codacons. Esclusi anche uno sfollato e la mamma di uno dei sopravvissuti. Secondo il giudice non sarebbe questo il momento per farlo, ma in una seconda fase. (ANSA).