Pedofilia, Papa: ad accuse dell’ex nunzio risponde il suo stesso documento

Papa Francesco non vuole parlare male di nessuno, nemmeno dell’arcivescovo Carlo Maria Vigano’, l’ex nunzio in Usa che ha chiesto le su dimissioni teorizzando che il Pontefice “non poteva non sapere” degli abusi sessuali compiuti sui seminaristi dal cardinale statunitense McCarrick. “Ho letto quel documento e diro’ sinceramente cio’ che ne penso: vorrei che lo leggeste voi attentamente e deste voi il vostro giudizio. Il documento parla da se stesso e voi avete la capacita’ giornalistica per valutarlo. Vorrei che la vostra maturita’ professionale facesse questo lavoro. Se lo farete vi fara’ bene”, si e’ limitato a replicare Francesco alla domanda sull’iniziativa dell’ex nunzio Vigano’, che evidentemente, fondata come e’ su un teorema, si squalifica da sola. Il Papa ha pero’ ammesso di aver parlato con le vittime anche del caso dell’ex cardinale McCarrick esprimendo peraltro un giudizio molto duro di condanna. “Non avevo letto il documento pubblicato dal quel nunzio, del quale non voglio dire nulla, e quindi – ha spiegato – mi sono permesso di parlare chiaro. L’incontro e’ durato davvero un’ora e mezza e ho sofferto tanto. Ma ci voleva questo ascolto. Ho proposto io e loro hanno accettato di chiedere perdono nella messa su cose concrete. Ad esempio per il caso di quelle mamme cui toglievano i bambini: era il lavaggio delle donne. Le suore facevano quello e poi davano il bambino in adozione. E se qualcuno di questi, una volta cresciuto, veniva a chiedere chi fosse sua madre gli rispondevano che era peccato mortale. Ma e’ il quarto comandamento, ho speigato nella riunione e ripetuto nel discorso. Alcune di queste cose non le sapevo ed e’ stato doloroso. Ma ho la consolazione ora di di poter aiutare a capire queste cose”. In proposito il Papa si e’ detto ammirato dall’atteggiamento di una ministra irlandese che con molto rispetto gli ha spiegato che stanno emergendo responsabilita’ della Chiesa in questi delitti. La ministra mi ha detto anche delle fosse comuni di bambini (non registrati all’anagrafe, ndr) e che la Chiesa ha qualcosa da fare con questo. Mi aveva promesso el o ha fatto di nviarmi un memorandum su tutto questo ed ho visto che e’ arrivato ma non l’ ho letto. Lei e’ una donna molto equilibrata, c’e’ un problema ma non e’ stata finita l’indagine alla quale dobbiamo offrire una collaborazione costruttivo, pur con il rimpianto per un tempo di cose brutte che forse la Chiesa ha aiutato”.

 Una giornalista francese ha poi chiesto al Papa in cosa debba consistere la collaborazione del Popolo di Dio alla lotta alla pedofilia. “Quando si vede qualcosa parlare subito. Tante volte sono i genitori a coprire l’abuso di un prete. Loro si convincono che non e’ vero quello che dice il figlio o la figlia che rimane cosi'”. Secondo una psichiatra citata fa Francesco sono soprattutto le donne a non veler credere alle violenze subite dai figli, per un malinteso senso di protezione materno. “Io – ha raccontato il Pontefice – ricevo ogni settimana, se posso, le vittime che mi chiedono un incontro e ha consociuto una signora che da 40 anni soffriva questa farsa del silenzio. I genitori debbono parlare con le persone giuste. Col giudice, col vescovo: questa e’ la rima cosa: non coprire”. In proposito Francesco ha pero’ distinto il ruolo della stampa, alla quale ha chiesto di raccontare tutto ma sempre tenendo conto della presunzione di innocenza fin quando un fatto non e’ acclarato. E in proposito ha racconatto di alcuni preti di Granada che sembravano colpevoli e sono stati “fatti a pezzi” dai media e di conseguenza dalla gente, e invece erano innocenti, mentre l’accusatore, un giovane con grandi capacita’ comunicative e molta fantasia, e’ stato condannato a pagare le spese del processo. Parlando ancora sull’aereo con i giornalisti, il Papa ha infine replicato, con stima e affetto, anche alle critiche di Marie Collins, la signora irlandese che da bambina era stata vittima di un prete pedofilo e che negli anni scorsi ha fatto parte della Commissione pontificia per la protezione dei minori ma poi si e’ dimessa muovendo critiche all’allora capo della Congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Muller, che proprio per questa ragione il Papa non ha poi riconfermato. Stavolta la signora irlandese ha pero’ criticato il Papa stesso sulla mancata istituzione di un Tribunale speciale per giudicare i vescovi che non hanno tutelato i minori e le vittime, come invece prescrivono le norme canoniche attuali. “Marie Collins – ha detto Francesco – la conosco e le voglio bene. Quando verra’ a Roma la prossima volta le spieghero’ che si e’ fissata, lo dico senza volerla offendere, sull’idea del motu proprio “Come una madre amorevole” di creare un tribunale speciale per i vescovi. Ma abbiamo visto che questo strumento non era attivabile e conveniente per la diversita’ delle culture dei vescovi da giudicare. Meglio invece se si fa la giuria per ogni vescovo, cioe’ non sempre la stessa. Funziona meglio se le giurie cambiano. Ne abbiamo giudicati parecchi, l’ultimo caso e’ quello del vescovo di Guam che ha fatto appello. Un caso molto difficile per il quale ho deciso di usare un privilegio che ho, quello di prendere su di me l’appello e non mandare la causa ad una giuria di appello. Tra un mese al massimo avro’ le carte per giudicare, non voglio anticipare il giudizio che dovro’ fare. E’ un caso complicato, ma le evidenze sono chiarissime”. “Comunque – ha poi concluso Francesco – ho detto a Marie che lo spirito e’ quello della raccomandazione. Ma e’ meglio non sempre lo stesso Tribunale perche’ non e’ possibile. Ma io le voglio bene”. (AGI).