Migranti, Salvini non molla: in dl sicurezza su quelli che delinquono. Inchiesta o minaccia? Per me sono medaglie

“Amici, da ieri notte siamo più di 3 milioni sulla mia pagina facebook. Gli altri attaccano e litigano, noi lavoriamo e risolviamo problemi. Ogni inchiesta, bugia, insulto o minaccia perché difendo la sicurezza, i confini e il futuro degli Italiani, sono per me una medaglia. Grazie”. Lo scrive su twitter il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Non si ferma, non molla e non arretra il leader leghista, che in un’intervista al Gazzettino – partendo dall’arresto di un senegalese per lo stupro della 15enne a Jesolo – afferma: “A legislazione vigente è inespellibile perché ha avuto un figlio da una donna italiana. E questo è un altro dei provvedimenti che metteremo del decreto Sicurezza perché in altri Paesi, più civili del nostro, se sei immigrato e prendi la cittadinanza perché ti sposi e commetti un reato così grave ti tolgo la cittadinanza e ti rispedisco a casa”.

“Nel decreto Sicurezza, che porterò a settembre, c’è tutta una serie di normative su antimafia, sicurezza urbana, immigrazione, anche richiedenti asilo che commettono reati. Saranno norme all’insegna del rigore e del buon senso”, aggiunge. Parlando dello stupro, ricorda che “c’è una proposta di legge della Lega, da anni, sulla sperimentazione della castrazione chimica”, ma “non è nel contratto di Governo, non voglio forzare i Cinquestelle su temi su cui non ci siamo confrontati. Ma se dipendesse solo da me proporrei una sperimentazione come esiste in altri Paesi europei”. A una domanda sulla promessa di 600mila rimpatri, risponde: “Stiamo lavorando, siamo qua da due mesi e mezzo. Per fare i rimpatri devi fare accordi con i paesi di provenienza, io ne ho trovati solo quattro – di cui funzionante solo uno, con la Tunisia – e quindi su tutti gli altri bisogna lavorare”, ma “l’obiettivo nell’arco della legislatura è quello: eliminare la presenza di clandestini in Italia con allontanamenti coatti o volontari. Questi ultimi li stiamo aumentando, cioè gente che dietro contributo torna volontariamente al paese di provenienza”.