Crollo ponte Genova: ‘Il Mit sapeva dei rischi’. Capo ispettori nel mirino 

Il ministero dei Trasporti “sapeva”, come “sapeva” Autostrade, dei rischi del ponte crollato provocando la morte di 43 persone e Roberto Ferrazza, capo della commissione ispettiva del Mit inviata a fare luce sulla tragedia, finisce nel mirino perchè fu tra i firmatari del via libera al progetto di Autostrade di consolidamento in cui si parlava dello stato di salute della struttura. Ferrazza ha affermato che non c’è conflitto di interesse. E sul documento trovato dall’Espresso ha evidenziato: “+ vero, sono il soggetto che ha esaminato insieme ad altri quattro relatori il progetto esecutivo di Autostrade per l’ Italia. Ma noi abbiamo esaminato la cura, non il paziente”. Ma il capogruppo di Fi alla Commissioni Trasporti della Camera Diego Sozzani ne chiede l’allontanamento dal ministero insieme ai tecnici che firmarono il via libera: “Pensare che il presidente di una commissione ministeriale, nominato da Toninelli, possa essere chiamato a giudicare se stesso e il suo operato non è davvero tollerabile”. Ferrazza sottolinea che “la commissione ispettiva non ha nulla a che vedere con la Procura”. Dal documento esaminato da Autostrade per fare il progetto e dal ministero per dare il via libera si evince che i tecnici sapevano che la corrosione alle pile 9 e 10 aveva provocato una riduzione fino al 20% dei cavi metallici interni agli stralli. “Se una persona ha un deficit motorio del 20% non è detto necessariamente che non cammini più, può bastare una stampella” ha detto Ferrazza. Il capo della commissione ispettiva del Mit nega comunque di avere “firmato alcuna relazione che sottolineasse questa criticità”. La Guardia di finanza ha ‘visitato’ gli uffici del provveditorato alle opere pubbliche di Genova, che Ferrazza guida, potrebbe aver acquisito il verbale della riunione di febbraio che fissa il momento in cui la gravità della corrosione dei tiranti diviene nota a Roma. Agli ingegneri gli investigatori potrebbero chiedere di precisare una parte della relazione che lascia interrogativi inquietanti riguardo al metodo di analisi. I tecnici del ministero evidenziano che nella analisi dello stato del ponte sono stati rilevati “alcuni aspetti discutibili per quanto riguarda la stima della resistenza del calcestruzzo”. Notazioni che non sono “marginali – si legge nel documento del Ministero – perchè è documentato” che certi metodi di indagine “potrebbero portare a sovrastime anche del 100% della resistenza del calcestruzzo”. Sulla vicenda è intervenuto l’allora ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. “Non ci è mai stata segnalata la necessità di limitazione del traffico” sul ponte Morandi di Genova, ha detto parlando al meeting di Rimini, spiegando che le riunioni che si sono tenute al ministero sono state “a livello tecnico”. “La Commissione non giudicò un imminente pericolo e la direzione autostradale era informata”, ha aggiunto Delrio, ribadendo che “da parte nostra non c’è mai stata alcuna secretazione degli atti della proroga della concessione del 2007, che anzi sono stati trasmessi al Parlamento”.  (ANSA).

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