Pd, Martina media: vittoria della sinistra su decreto dignità

Che nel Pd ci siano approcci diversi ai temi del lavoro non è una novità, e alla prima Direzione della segreteria di Maurizio Martina lo scenario si è ripetuto sugli emendamenti al decreto dignità. La novità è stata la mediazione raggiunta da Martina sulla proposta della sinistra interna, che per la prima volta dal 2013 impone la propria linea, accolta senza bisogno di un voto finale lacerante. Oggetto del contendere uno degli emendamenti presentati dai membri del Pd in Commissione lavoro della Camera al dl dignità, che riporta gli indennizzi per i licenziamenti illegittimi da 36 a 24 mesi, come prevede il Jobs Act. Emendamento attaccato da Di Maio, ma che già alla fine della scorsa legislatura Cesare Damiano aveva proposto alla Camera. Prima della Direzione già nella riunione della Segreteria Gianni Cuperlo aveva criticato l’emendamento chiedendone il ritiro, sia per ragioni di merito sia perché, come ha poi detto in Direzione, “legittima la propaganda di Di Maio”. D’altra parte, ha osservato Andrea Orlando in Direzione, un “tagliando” al Jobs Act era stato chiesto da tutti, anche perché “sarebbe un errore – ha detto Francesco Boccia – trasformarlo in una ideologia”. Diverso il ragionamento dei difensori dell’emendamento come Luigi Marattin: “Questo decreto scoraggia le assunzioni, da una parte ostacola il contratto a tempo determinato, dall’altra scoraggia il tempo indeterminato aumentando le indennità per i licenziamenti. La nostra proposta complessiva e’ opposta: abbassiamo il costo del lavoro stabile e poi possiamo anche aumentare le indennità di licenziamento”. Obietta Cesare Damiano: “dobbiamo parlare chiaro e dire da che parte stiamo. Se come dice Martina il nostro obiettivo è privilegiare il contratto a tempo indeterminato e alzare le tutele, allora non possiamo contemporaneamente presentare un emendamento che dice il contrario”. Insomma l’emendamento a prima firma di Stefano Lepri à stato isolato dagli altri del Pd, una mossa abile di Di Maio, hanno ammesso tutti rammaricati. In Direzione Damiano ha proposto un ordine del giorno per ritirare l’emendamento ma Martina, forte delle decisioni della Segreteria avanza la mediazione: farà in modo che il gruppo parlamentare “superi” l’emendamento. In pratica quando in Commissione ogni gruppo segnalerà quelli prioritari, il Pd non indicherà quello contestato. Superamento che sta per ritiro, di fatto. Ci sono due anime nel Pd? “E’ da tempo che ci sono due anime – riflette Marattin – In un partito normale si confrontano a congresso e poi, quando vince una, governa il partito. Per qualche strana ragione questa logica non passa nel nostro paese”.