Endorsement Usa a Conte: si apre partita con Parigi 

La partita su più campi con Emmanuel Macron, la necessità di mantenere un equilibrio nei rapporti tra Usa e Russia, l’obbligata mediazione con l’elettorato pentastellato: Giuseppe Conte torna da Washington con il prezioso endorsement di Donald Trump ma anche con la consapevolezza che, da qui all’autunno, il suo ruolo di mediatore tra le due anime del governo e tra realpolitik ed esigenze elettorali sarà più delicato. Di certo, per il premier, l’investitura di Trump risulta cruciale sulla partita libica, dove la sfida alla Francia non è solo sulla golden share nella gestione dei flussi ma anche nel dossier petrolifero. Dossier in merito al quale, nelle stesse ore in cui Conte era alla Casa Bianca l’ad di Eni, Claudio Descalzi, incontrava il premier libico Fayez al Serraj. La conferenza internazionale annunciata da Conte come corollario della cabina di regia Italo-Usa sulla Libia, in questa partita sarà cruciale e avrà, come ulteriore nodo con la Francia, la data delle elezioni in nel paese nordafricano: voto che Macron vuole entro il 2018 ma che il governo giallo-verde ha tutta l’intenzione di dilazionare ad un contesto interno più stabile. E domani, i complessi rapporti tra Italia e Francia vedranno registrarsi una nuova puntata: l’incontro tra il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia transalpino Bruno Le Maire. Non si parlerà di Libia, ma di dossier altrettanto delicati come quello Fincantieri (che attende lo sblocco della parte militaristica dell’accordo italo-francese) o quello Vivendi-Tim. Di Maio incontrerà Le Maire prima del vertice tra quest’ultimo e il suo omologo Giovanni Tria e il bilaterale è stato annunciato solo questa sera a testimonianza, forse, della volontà del leader del M5S di gestire in prima persona temi cruciali per il governo. Nelle prossime settimane, invece, sarà Conte a metterci la faccia sul Tap. Vedrà le comunità locali e, come spiega un parlamentare d’alto rango del M5S, dovrà trovare una mediazione e loro la strategicità di un’opera sul quale il pressing degli Usa è forte. “Cinque anni fa non era c’era una strategia nazionale, oggi invece sul gas c’è”, spiega il deputato pugliese Emanuele Scagliusi mantenendosi prudente su un dossier che, in ottica di ripercussioni elettorali, il M5S considera molto delicato. Dossier che continua a dividere anche il governo, con il ministro per il Sud Barbara Lezzi che, all’annuncio della “missione” di Conte in Salento, punge: “Un buon impegno, perché le comunità che si appresta ad incontrare hanno tutte le informazioni che gli faranno cambiare idea”. Con un corollario: che una volta che si comincerà a scavare per il gasdotto il rischio proteste, è il timore del M5S, potrebbe essere altissimo.