Facebook: ecco come possiamo vedere chi compra la pubblicità

Chi ha pagato cosa. O meglio, quale pagina ha pagato l’inserzione pubblicitaria (pratica assolutamente lecita). È quanto Facebook sta rendendovisibile ai suoi utenti di tutto il mondo da giovedì 28 giugno. L’obiettivo è sempre lo stesso: assicurare livelli di trasparenza tali da scongiurare interventi (legislativi) dall’alto, di cui si dibatte in seguito ai casi Russiagate e Cambridge Analytica. In patria, il social network si sta per misurare con le elezioni di metà mandato (che Apple vuole sfruttare per proporsi come nuovo attore del settore dell’informazione) e uno scivolone simile a quello accaduto durante e dopo la campagna del presidente Donald Trump non sarebbe sostenibile.

Il nuovo strumento, cui possiamo accedere cliccando sulla voce «Informazioni e inserzioni» posizionata a destra del nome delle pagine da mobile e nella colonna sinistra da desktop, è già stato testato in Canada. Oltre a dare informazioni sulle sponsorizzazioni — quelle attive solo in quel momento sia nel proprio Paese sia all’estero e destinate anche a Instagram o Messenger — permette di vedere quando le singole pagine sono state create e se hanno eventualmente cambiato nome. Spesso, infatti, vengono raccolti Like con un’intestazione simpatica o acchiappa clic per poi convertire il tutto a beneficio di altre cause, senza che la maggior parte degli utenti se ne accorga. Oppure, il nome viene adattato a una nuova missione: ad esempio, la pagina ufficiale Lega – Salvini Premier è stata creata nel 2012 come Lega Nord Padania. E poi modificata per ampliare il raggio d’azione.

La sezione Informazioni e inserizioni della pagina ufficiale di Giorgia Meloni La sezione Informazioni e inserizioni della pagina ufficiale di Giorgia Meloni

Mentre scriviamo, nessuno dei nostri politici o partiti principali è attivo con messaggi pubblicitari a pagamento, fatta eccezione per Giorgia Meloni, che ha investito per far rimbalzare un post sull’immigrazione al grido di #BloccoNavaleSubito. Portafoglio chiuso anche per Carlo Calenda, nonostante stia puntando molto sui social per spingere il suo Fronte Repubblicano. La pagina di Donald Trump ha invece decine (e decine) di post sponsorizzati destinati ai soli Stati Uniti.

Nel mercato Usa e in quello brasiliano gli annunci politici rientrano in una categoria particolare per cui esiste un archivio di quelli degli ultimi sette anni.

La numero due di Menlo Park Sheryl Sandberg ha riconosciuto che la consultazione dei dati relativi alle sponsorizzazioni, pronta a debuttare in forma più o meno analoga anche su Twitter, «sta sicuramente preoccupando qualcuno per la facilità con cui si possono monitorare gli annunci dei concorrenti ». (Fonte: Corriere della Sera)