Venerdì 20 aprile Papa Francesco a Molfetta per il 25esimo della morte di don Tonino Bello

Una tappa ad Alessano e una a Molfetta in occasione del 25esimo della morte di monsignor Antonio Bello, don Tonino come da tutti veniva chiamato il vescovo con il grembiule. E’ la visita lampo di Papa Francesco organizzata per venerdi’ 20 aprile. La partenza e’ prevista da Ciampino alle 7:30. Dopo 50 minuti di volo, l’aereo, dell’Aeronautica Militare italiana, atterrera’ alle 8:20 sulla pista principale della Base aerea di Galatina, sede del 61esimo Stormo. Da qui, in elicottero, il Pontefice raggiungera’ Alessano, citta’ natale di don Tonino e qui si raccogliera’ in preghiera presso la tomba monumentale del vescovo deceduto, dopo alcuni anni di lotta contro un tumore allo stomaco, il 20 aprile 1993. Al suo arrivo sara’ accolto da monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento e dal sindaco di Alessano Francesca Torsello. Sul piazzale antistante il cimitero Francesco poi incontrera’ i fedeli e terra’ un discorso. Alle 9:30 circa e’ previsto il decollo da Alessano per raggiungere Molfetta, diocesi di cui don Tonino e’ stato vescovo. Qui Francesco sara’ accolto dal vescovo monsignor Domenico Cornacchia e dal sindaco Tommaso Minervini. Alle 10:30, la messa concelebrata sul porto di Molfetta, da dove il Papa ripartira’ poi in elicottero alle 12 per rientrare in Vaticano.

Chi ha conosciuto monsignor Antonio Bello, per tutti “don Tonino”, di persona o attraverso i suoi scritti, non puo’ non affermare che, in un certo senso, e’ il pastore che ha anticipato Papa Francesco, a cominciare dalla sua rinuncia ai segni esteriori del potere episcopale per essere al servizio di una Chiesa missionaria (come piu’ volte Bergoglio l’ha definita). Don Tonino parlava di una “Chiesa con il grembiule” per sottolineare la volonta’ di stare dalla parte degli ultimi. Scrittore, teologo ma soprattutto sacerdote scomodo, don Tonino e’ ricordato anche per le sue forti prese di posizione contro le armi. Celebre la sua partecipazione alla marcia di Comiso per dire no ai missili, l’opposizione all’installazione degli F16 a Crotone e degli Jupiter a Gioia del Colle. Scalpore suscitarono le sue campagne per l’obiezione fiscale alle spese militari, la marcia pacifica, nel ’92, pochi mesi prima di morire, in una Sarajevo assediata, in cui sfido’ le bombe. Figlio di un carabiniere e di una casalinga, don Tonino (Antonio Giuseppe Mario) nasce ad Alessano, nel Leccese, il 18 marzo del 1935. Dopo la morte del padre, una delle figure di riferimento per Tonino, oltre alla madre, e’ don Carlo Palese, il parroco del Paese che, si legge nel sito dontoninovescovo.it che riprende alcuni brani del libro di Sergio Magarelli ‘Don Tonino Bello Servo di Cristo sul passo degli ultimi’, “aveva gia’ capito che in quel ragazzo si sarebbe realizzato un grande progetto e lo seguiva con particolare attenzione nella sua crescita spirituale”. Dopo studi presso i seminari di Ugento e di Molfetta, don Tonino e’ ordinato presbitero l’8 dicembre 1957 e incardinato nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. Due anni dopo, consegue la licenza in Sacra Teologia (Facolta’ teologica dell’Italia settentrionale) e nel 1965 si laurea presso la Pontificia Universita’ Lateranense. Al seminario diocesano di Ugento, gli viene affidata la formazione dei giovani. Qui per 22 anni ricoprira’ il ruolo di vice-rettore. Nel ’79 e’ nominato parroco di Tricase (Lecce). Don Tonino mostra una particolare attenzione nei confronti degli indigenti, sia con l’istituzione della Caritas sia con la promozione di un osservatorio delle poverta’. Nel 1982 e’ eletto vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi e in seguito anche di Ruvo di Puglia.

 Da subito, il suo ministero episcopale e’ caratterizzato, dalla rinuncia a quelli che considerava segni di potere: per tutti si fa chiamare semplicemente don Tonino. La costituzione di gruppi Caritas e’ promossa in tutte le parrocchie della diocesi. I suoi uffici sono sempre aperti per chiunque. Spesso i bisognosi trascorrono li’ la notte. Fonda una comunita’ per la cura delle tossicodipendenze. Ecco la nascita della “Chiesa del grembiule”, sua definizione per indicare la necessita’ di farsi umili e contemporaneamente agire sulle cause dell’emarginazione. Nel’82 riceve l’incarico nella Cep per “la Pastorale del Turismo”. E l’anno successivo gli viene affidato l’incarico di “vigilanza nella formazione spirituale e la disciplina” nella Commissione episcopale di vigilanza del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Molfetta. Nell’84 viene incaricato nella Cep della “Pastorale del lavoro e dell’emigrazione”. Nel 1985 e’ nominato presidente di Pax Christi Italiana, il movimento cattolico internazionale per la pace. In questa veste, memorabili i suoi duri interventi, contro il potenziamento dei poli militari di Crotone e Gioia del Colle, e contro l’intervento bellico nella Guerra del Golfo, quando manifesto’ un’opposizione cosi’ radicale da attirarsi l’accusa di istigare alla diserzione. Come memorabile e’ anche la marcia a piedi, nel dicembre del 1992 (don Tonino era stato gia’ operato di tumore allo stomaco) insieme a circa 500 volontari a Sarajevo, da diversi mesi sotto assedio serbo a causa della guerra civile. L’arrivo nella citta’ assediata, tenuta sotto tiro da cecchini serbi che potevano rappresentare un pericolo per i manifestanti, fu caratterizzato da maltempo e nebbia. Don Tonino parlo’ di “nebbia della Madonna” (celebrata, appunto, in data 8 dicembre). Qui don Tonino pronuncia “un discorso che riassume – sottolinea il sito dontoninovescovo.it – un po’ tutto il significato di quel suo gesto estremo”. “Vedete – dice don Tonino -, questa esperienza e’ stata una specie di Onu rovesciata: non l’Onu dei potenti e’ arrivata qui a Sarajevo ma l’Onu della base, dei poveri. L’Onu dei potenti puo’ entrare a Sarajevo fino alle 4 del pomeriggio, l’Onu dei poveri si puo’ permettere di entrare anche dopo le 7”. Il 20 aprile dell’anno successivo, muore a Molfetta a soli 58 anni. La causa di beatificazione e’ aperta.