Papa: “I giovani non si abituino alla corruzione. Il corrotto non ha umiltà e non vuole il perdono”

I giovani “non devono abituarsi mai alla corruzione”, mentre il corrotto “non conosce l’umilta’”, “si stanca di chiedere perdono e finisce molto presto per smettere di chiederlo”. Nel libro “Dio e’ giovane”, conversazione col giornalista Thomas Leoncini, in uscita domani in Italia per Piemme (pagg. 132, euro 15.00), con diritti anche Lev, e in molti altri paesi del mondo, come l’ANSA anticipa papa Francesco torna con parole decise sul tema della corruzione. “I corrotti sono all’ordine del giorno – afferma -. Ma i giovani non devono accettare la corruzione come fosse un peccato come gli altri, non devono abituarsi mai alla corruzione, perche’ quello che lasciamo passare oggi, domani si ripresentera’, finche’ ci faremo l’abitudine e anche noi ne diventeremo ingranaggio indispensabile”. I giovani hanno, “alla pari degli anziani, la purezza e insieme, giovani e anziani, devono essere orgogliosi di ritrovarsi – puliti, puri, sani – a disegnare un percorso di vita comune senza corruzione. Ci tengo a spiegare bene l’idea di purezza come concetto che accomuna giovani e vecchi. I giovani sono puri perche’ non hanno conosciuto sulla pelle la corruzione, sono in una certa misura plasmabili dal presente e questo puo’ rivelarsi anche pericoloso, perche’ la purezza che vivono puo’ trasformarsi in qualcosa di brutto, di impuro, di sporco, soprattutto se devono fronteggiare ripetuti tentativi di proselitismo e conformazione alla massa”. “Con la vecchiaia, parlando in termini generali, perche’ purtroppo non tutti i casi specifici sono cosi’, gli esseri umani tornano in un certo senso al loro stato ‘puro’, non hanno piu’ la bramosia del successo, del potere, non sono piu’ condizionati dall’effimero come lo potevano essere stati da adulti”. “E attenzione – prosegue -: anche un vecchio pentito, che anni prima aveva fatto parte dei corrotti, puo’ diventare utile per la crescita dei giovani. Quel vecchio, infatti, ha conosciuto i meccanismi della corruzione e li ha riconosciuti, cosi’ puo’ indicare al giovane come non cascarci dentro, condividendo con lui l’esperienza, e spiegare come non fare la sua stessa fine. Torniamo quindi all’importanza della testimonianza”. Per il Papa, “il corrotto non conosce l’umilta’, riesce sempre a dire ‘non sono stato io’ e lo fa con una faccia da finto santarellino – ‘fa la mugna quacia’, come diciamo in dialetto piemontese -, vive nel plagio, si stanca di chiedere perdono e finisce molto presto per smettere di chiederlo”. “Al contrario – aggiunge -, pensiamo al Vangelo: Matteo, il buon ladrone, Zaccheo, sono tutte figure che peccano, ma non sono corrotte, non si sono piegate alla corruzione; e’ rimasta loro un’ancora di salvezza che li protegge dalla corruzione. Basta uno spiraglio di speranza nel cuore per farci entrare Dio. Ai giovani e’ gia’ stato tolto tanto, ma ci sara’ speranza finche’ non saranno corrotti”. Diviso in tre parti – “Giovani profeti e vecchi sognatori”, “In questo mondo”, “Insegnare e’ imparare” -, il libro-intervista anticipa e prepara il Sinodo sui Giovani voluto dal Papa e in programma in Vaticano il prossimo ottobre. Il Pontefice vi rivendica una centralita’ per le giovani generazioni, le indica come protagoniste della storia comune, sottraendole dai margini in cui troppo a lungo sono state relegate: i grandi scartati del nostro tempo inquieto sono in realta’ “della stessa pasta” di Dio, le loro migliori caratteristiche sono le Sue, e solo costruendo un ponte tra anziani e giovani sara’ possibile dar vita a quella “rivoluzione della tenerezza” di cui abbiamo tutti profondamente bisogno. Nel dialogo con Leoncini, Francesco si rivolge non solo ai giovani di tutto il mondo, dentro e fuori la Chiesa, ma anche a tutti gli adulti che a vario titolo hanno un ruolo educativo e di guida nella famiglia, nelle parrocchie e nelle diocesi, nella scuola, nel mondo del lavoro, nell’associazionismo, nelle istituzioni. Le sue riflessioni affrontano con forza i grandi temi dell’oggi – da quelli piu’ intimi a quelli maggiormente legati alla sfera sociale e pubblica – mescolando ricordi personali, annotazioni teologiche e considerazioni puntuali e profetiche, senza sottrarsi a nessuna sfida della contemporaneita’.