Al via il Consiglio Cei: confronto su voto del 4 marzo e sulla questione migranti

L’Italia alle prese con un difficile dopo-voto entra nel dibattito dei vescovi da oggi riuniti a Roma nel Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Ufficialmente il tema elezioni non compare tra quelli all’ordine del giorno (giovani, pace, migranti, comunicazione) ma la questione e’ invece ben presente nella discussione. L’esito delle urne ha portato in primo piano una Italia divisa e che ha premiato le ali piu’ estreme rispetto ai partiti tradizionali. Un trend che ha interessato anche l’elettorato cattolico ed e’ su questo che i vescovi devono fare i conti in questi giorni. Quello che e’ cominciato oggi, e che terminera’ mercoledi’, e’ il primo Consiglio Permanente senza prolusione del Presidente, quel discorso di svariate cartelle che in qualche modo tracciava la linea e orientava la discussione. Questo pomeriggio ha aperto i lavori con una breve introduzione uno dei vicepresidenti, mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole. Il Presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, parlera’ invece solo a conclusione dei lavori mercoledi’ 21 marzo. E lo stesso giorno si terra’ anche la consueta conferenza stampa tenuta dal segretario generale, monsignor Nunzio Galantino. “E’ una modalita’ nuova, viene meno la prolusione per lasciare spazio a un’introduzione, espressione del lavoro previo nelle Conferenze episcopali regionali” e “la conclusione puntera’ a restituire la ricchezza maturata nel discernimento collegiale”, spiega il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis. Diversi i temi sul piatto, anche in vista dell’assemblea di maggio (21-24), che vedra’ anche l’intervento del Papa. Ma a due settimane dall’esito del voto, il futuro del Paese resta il nodo principale. Tanto piu’ in uno scenario in cui, dai cattolici ai loro vescovi, il voto e’ ormai sparso piu’ o meno in tutti i partiti. Quello che potrebbe emergere, in uno scenario in cui nessuna compagine ha i numeri per governare, e’ un appello della Chiesa italiana al bene comune; la richiesta e’ che tutti siano responsabili e consentano un governo per rispondere alle necessita’ della gente in un contesto, argomentano dalla Cei, in cui la crisi non e’ mai stata definitivamente alle spalle. I vescovi dovranno anche tirare le somme su quella che appare come una distanza tra la linea della Chiesa italiana su alcune questioni, dall’immigrazione al lavoro, e la politica con i suoi proclami, e l’elettorato che ha scelto la protesta. C’e’ in ballo anche quella “terza via” di cui ha parlato in un’intervista nei giorni scorsi mons. Bruno Forte tra il vecchio collateralismo, “oggi impossibile” sottolineano fonti vicine alla Cei, e il rischio di irrilevanza. Una terza via che potrebbe essere quella di ripartire dalle questioni care alla Chiesa, dalla bioetica alla dottrina sociale, e su queste richiamare l’impegno dei cattolici, in Parlamento ma anche sul territorio. Ma i vescovi riuniti dovranno verificare se su questo nella Chiesa oggi sia possibile una linea comune.