Rapporto Agcom su informazione, nel 2017 boom di fake news: spopolano social

 I mezzi di comunicazione si confermano centrali per l’accesso all’informazione e per “maturare orientamenti utili alle scelte politiche”. Ma lo scenario mondiale e’ “caratterizzato dall’emergere di fenomeni patologici come quello delle cosiddette ‘fake news’, e piu’ in generale della dinsinformazione”. E’ il quadro delineato dal Rapporto sul consumo di informazione stilato dall’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni e basato su un’indagine condotta nel 2017 da Gfk Italia per conto della stessa Agcom su un campione di oltre 14 mila individui. UNA DIETA SEMPRE PIU’ CROSSMEDIALE – La quasi totalita’ della popolazione italiana (97%) accede ai media anche per informarsi – spiega il Rapporto – e oltre l’80% lo fa tutti i giorni. La dieta informativa degli italiani e’ “caratterizzata da uno spiccato fenomeno di cross-medialita’”, che riguarda oltre i tre quarti della popolazione. Solo la tv resiste ancora come mezzo dotato di un suo bacino (circa l’8% della popolazione) di utenza esclusiva. Rimane una nicchia (5%) che non si informa affatto (almeno attraverso i mezzi di comunicazione di massa). TV AL TOP, CRESCE WEB, TENGONO I QUOTIDIANI – La tv resta il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo (90%), sia per importanza e attendibilita’ percepite. I quotidiani, benche’ consultati per informarsi tutti i giorni da meno del 20% degli individui, guadagnano terreno. Ma a crescere e’ soprattutto Internet: il 70% della popolazione vi si affida per reperirvi notizie, tanto da farlo salire al secondo posto per frequenza di accesso quando la finalita’ d’uso e’ informativa; piu’ di un quarto della popolazione lo reputa la fonte principale per informarsi. Tuttavia, l’attendibilita’ percepita delle fonti informative online rimane mediamente inferiore rispetto a quella delle fonti tradizionali. IL RISCHIO DISINFORMAZIONE – La possibilita’ di accedere a piu’ mezzi, in molteplici modi e momenti, innalza l’esposizione all’informazione. Parallelamente, pero’, la ‘simultaneita’ negli usi dei media’ e la ‘frammentazione di audience, tempo e contenuti’ possono favorire un “consumo superficiale e disattento delle notizie, e accrescere il rischio di disinformazione”. Altro rischio e’ la marginalizzazione di fette di popolazione a basso reddito e livello scolastico: sono percio’ “auspicabili azioni di policy volte all’inclusione mediale”. BENE I SOCIAL, MA RESTA IL NODO AFFIDABILITA’ – Gli italiani accedono all’informazione online prevalentemente attraverso le fonti ‘algoritmiche’, ossia social network e motori di ricerca (54,5%), mentre si registra una minore fruizione delle fonti editoriali, come siti web e applicazioni di editori tradizionali e nativi digitali. Il 19,4% indica una fonte algoritmica come la piu’ importante nella propria dieta informativa. Tra queste fonti, pero’, si riscontra una minore affidabilita’ percepita, in particolare per i social, ritenuti affidabili o molto affidabili da meno del 24% di chi li consulta per reperirvi informazioni. Quanto ai minorenni, Internet svolge un ruolo di primo piano nella dieta mediatica: un quarto dei minori non si informa, o lo fa usando un solo mezzo di informazione, che molto spesso e’ proprio il web. Inoltre piu’ di meta’ di coloro che si informano sul web, usa i social a tale scopo (55,8%). WEB E POLITICA – Il Rapporto mostra come gli individui piu’ schierati dal punto di vista ideologico (polarizzati) ricorrano in maniera piuttosto ampia ad Internet come mezzo di comunicazione per informarsi, secondo dinamiche che portano alla formazione delle cosiddette ‘echo chamber’, ossia da individui che discutono solo all’interno di una cerchia di persone vicine ideologicamente.