Laboratorio di lettura a Napoli, i piccoli contastorie della Maddalena: ‘se nessuno parla di cose meravigliose’

 

“Se nessuno parla di cose meravigliose” è il titolo di un libro di Jon MacGregor. Lo prendiamo in prestito perché vogliamo raccontarvi dell’esperienza del Laboratorio ricreativo di letto-scrittura che nasce in un quartiere di Napoli, nella Maddalena, all’interno delle molteplici attività promosse dalla parrocchia della Basilica dell’Annunziata.

Don Gigi Calemme e l’Annunziata. Vogliamo parlarvi di come, lontani dai riflettori, un gruppo di bambini e di adulti sia capace di raccontare (e realizzare!) cose meravigliose. La parrocchia dell’Annunziata si distingue da tempo nell’attività di sostegno al quartiere, di cura e di dedizione (che nel freddo burocratese si traduce in “riqualificazione del territorio”) grazie alla sollecitudine del parroco don Gigi Calemme, che da vent’anni cura le attività comunitarie e da oltre un decennio anche quelle dell’Oratorio di S. Giuda Taddeo. Tra le ultime esperienze comunitarie importanti ricordiamo il presepe vivente “Na Luce dint’â Matalèna”, che ha riscosso grande successo e che ha coinvolto tutta la comunità dell’Annunziata.

Il laboratorio di letto-scrittura. Nella nostra rubrica, oggi, ci soffermeremo in particolare sul Laboratorio di letto-scrittura che, nato nell’anno 2007-2008, compie dunque dieci anni. Il laboratorio è rivolto ai bambini delle materne e delle elementari ed è stato concepito e portato avanti inizialmente dall’insegnante Pina Esposito a cui, in seguito, si è affiancata la collaborazione di Grazia Gautiero.  Guidati dalle conduttrici del laboratorio, i bambini fanno esperienza di ascolto di storie, fiabe, favole e sono stimolati a porsi interrogativi su cosa sia la felicità, su quali siano le paure che attraversano i loro giorni, su quali siano i loro sogni.

Le storie dei bambini. Ogni anno Pina Esposito ha cura di mettere insieme le storie, le poesie, gli spunti che i bambini rielaborano dopo essere stati stimolati dalle letture nell’Oratorio e sono ormai una decina i fascicoletti raccolti in questi anni per fare memoria delle attività dei bambini.

Il progetto Italia-Guatemala. Alcuni degli scritti che vanno dagli anni 2007-2010 sono stati raccolti in un volumetto in cui sono presenti alcune delle storie e delle filastrocche più belle. Il libro, realizzato interamente da don Gigi e dalle conduttrici del laboratorio, è stato distribuito nel 2010 tra la gente che ha offerto un contributo. La somma ricavata è stata devoluta interamente per sostenere le opere di don Angelo Esposito, missionario napoletano, inviato in Guatemala per aiutare i più poveri. Così i bambini della Maddalena sono stati capaci, con la loro operosità, di aiutare i bambini del Guatemala: le parole dei piccoli contastorie napoletani sono riuscite a superare l’Oceano e a portare aiuto ad altre persone in difficoltà.

Noi siamo quelli del Contastorie. Una delle filastrocche del volumetto inizia così: «Noi siamo quelli del Contastorie / Vendiamo chiacchiere a tutte le ore» (p. 5). Ci piacciono molto gli scritti di questi bambini che non raccontano affatto chiacchiere, ma che invece si aprono a tutti coloro che vorranno fermarsi a leggerli. Ci siamo affezionati ai loro nomi, ad Antonio “che arriva di corsa sudato e puntuale”, a Rita e a Carlotta, alla «silenziosa Kiara» che «mai si lamenta e il suo sorriso rischiara», a Rupi, Maria Francesca, a Giusy che dice sempre «Non lo so fare! / ma poi un bel lavoro riesce a realizzare» (pp. 6-7). Ci siamo affezionati a ciascuno di loro, anche se non possiamo citarli tutti; ci emoziona come raccontano le proprie paure, i sogni, la loro idea di felicità. Ci commuove quale sia la profondità con cui raccontano la realtà che viviamo. In particolare ci ha toccato il racconto intitolato “Un viaggio che non voglio mai fare” in cui il piccolo narratore si cimenta con il racconto in mare degli immigrati e si immedesima nei sentimenti ambivalenti di tristezza e di gioia del suo piccolo amico africano che di vivere a Napoli «un po’ è contento perché non c’è la guerra, però gli manca il suo paese» (fasc. 2014/15).

Se nessuno parlerà di cose meravigliose. Se nessuno parlerà di cose meravigliose, come si potrà sognare mondi meravigliosi? Se nella piccolezza delle nostre vite ordinarie non si scorge nella frase di un bambino la possibilità di un talento che va nutrito, alimentato, allevato, come potranno crescere uomini che sappiano fare della propria esistenza un posto straordinario? Nel quartiere della Maddalena a Napoli, presso la Basilica dell’Annunziata, tra i piccoli del Laboratorio di scrittura, tutto ciò accade: dei bambini fantastici, sostenuti da eccezionali e incalliti adulti sognatori, sperimentano che si possono raccontare cose meravigliose, sogni con i quali si può scegliere di guardare la realtà da un altro punto di vista e di crescere gioiosi e fiduciosi nel futuro, anche se il presente difficile ci farebbe desistere e capitolare verso un pessimismo rassegnato. Siamo sicuri che anche nel piccolo Giovanni, che scrive di «non voler crescere più perché le cose da piccolo sono più belle», l’esperienza del laboratorio ha gettato quel seme di speranza che, crescendo, le “cose” saranno ancora più belle.