Elezioni, Paolo Gentiloni indica la rotta al centrosinistra: “Noi il pilastro delle riforme”

In campo, come “pivot” della coalizione di centrosinistra. Il premier Paolo Gentiloni plasma, la sua campagna elettorale parallela a quella del segretario Pd Matteo Renzi. Una campagna piu’ istituzionale, piu’ “governativa”, che oggi vede Gentiloni “lanciare” la gamba centrista della coalizione, la lista Civica Popolare. Ed e’ dalla coalizione dell’attuale governo che il premier vuole partire. “L’Italia non ha alternativa, se non quella che la faccia sprofondare, ad una seconda stagione delle riforme”, sottolinea il capo dell’esecutivo rimarcando la responsabilita’, per la coalizione al governo, di “non disperdere le cose fatte”. La platea dei centristi applaude convinta. Anche perche’ il premier ne esalta la “coerenza e il coraggio” ricordando come, senza Ap, le riforme del governo a guida Pd non sarebbero state possibili e anticipando che “il contributo” di Cp al prossimo governo sara’ fondamentale. “Non riconsegneremo l’Italia a chi professa la paura” e’ la battaglia anti-populismi e anti Lega e M5S che lancia Beatrice Lorenzin, leader di una lista che, sul palco del Tempio di Adriano, vede Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Dellai, Giuseppe De Mita e Ignazio Messina. E se Casini sottolinea che “chi vota FI o NcI vota Salvini”, Dellai anticipa quel ruolo di “stabilizzatori” che, se la soglia del 3% sara’ superata, potranno avere i parlamentari di Cp: “spero che Gentiloni sia il nostro premier anche in futuro”. Sul suo ruolo nel post-voto, ovviamente, Gentiloni non profferisce parola. Ma il suo e’ un discorso da leader. “Abbiamo recuperato qualche punto su un centrodestra fortemente influenzato dagli estremismi, ed e’ un bene per l’Italia. La sfida e’ aperta e io ci credo”, e’ la premessa del premier che difende il recente rinnovo dei contratti pubblici (“non e’ una regalia ma un impegno mantenuto”) e sottolinea come, sul tema del lavoro e su quello di una crescita che non riduce le diseguaglianze, la strada sia ancora “lunga”. Ed e’ una strada che, per il premier, solo il centrosinistra potra’ percorrere: “una coalizione a guida Pd e’ l’unico pilastro possibile per il governo nella prossima legislatura”, sottolinea, inserendo “conti in ordine e riduzione del debito pubblico” tra le priorita’ del centrosinistra e tornando sui fatti di Macerata: “il bisogno di sicurezza degli italiani non e’ fittizio ma e’ meschino e irresponsabile soffiare sulle paure”. Il raid di Macerata, tuttavia, continua a dividere non solo Pd e Leu ma anche Dem e alleati. “Non andare in piazza, per il Pd, e’ stato un errore, e’ sconsiderato abbassare i toni”, osserva la presidente della Camera Laura Boldrini laddove anche la leader di “+Europa”, Emma Bonino, incalza: “A Macerata in piazza ci dovevano essere tutti, se era un nero che sparava a italiani sarebbe successo”. A rispondere a Leu e’ il vicesegretario Pd Maurizio Martina (“lasciamo le polemiche agli altri, noi al fianco con Anpi”) mentre Matteo Renzi attacca “la deriva pistolera della Lega”. E dalla Toscana, il senso del messaggio di Renzi e’ del tutto simile a quello di Gentiloni: “se il Pd non vince il problema e’ dell’Italia”, spiega l’ex premier nel corso della sua “pedalata” alle Cascine e prima di pranzare e riallacciare i rapporti con il presidente dell’Anpi Firenze, Silvano Sarti: “Il rifiuto al nazifascismo e’ chiaro”, e’ il messaggio di Renzi.