Papa: ‘No ai traditori della fiducia nella Chiesa che si lasciano corrompere dall’ambizione’

Il Papa, parlando alla Curia romana, ha denunciato un “pericolo”, quello “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’”.

“Accanto a queste persone – ha aggiunto il Pontefice nel discorso alla Curia romana per gli auguri natalizi – ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità”.

“Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico. Tanti auguri davvero!”. Così papa Francesco, nella Sala Clementina, ha aperto il suo discorso ai cardinali e ai superiori della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi. Il Papa, poi, avendo parlato in precedenza della Curia romana ‘ad intr’a, ha dedicato il suo discorso ad “alcune riflessioni sulla realtà della Curia ‘ad extra’, ossia il rapporto della Curia con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese Orientali, con il dialogo ecumenico, con l’ebraismo, con l’Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno”.

“Una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l’obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione”. Lo ha detto papa Francesco nel discorso alla Curia romana per gli auguri natalizi, aggiungendo che “Dio ha costituito la Chiesa per essere nel mondo, ma non del mondo, e per essere strumento di salvezza e di servizio”. Parlando della riforma, quindi, il Papa l’espressione simpatica e significativa di mons. Frederic-François-Xavier De Merode: “Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”. “Ciò evidenzia – ha spiegato – quanta pazienza, dedizione e delicatezza occorrano per raggiungere tale obbiettivo, in quanto la Curia è un’istituzione antica, complessa, venerabile, composta da uomini provenienti da diverse culture, lingue e costruzioni mentali e che, strutturalmente e da sempre, è legata alla funzione primaziale del Vescovo di Roma nella Chiesa, ossia all’ufficio ‘sacro’ voluto dallo stesso Cristo Signore per il bene dell’intero corpo della Chiesa, (ad bonum totius corporis)”.

Il Papa invita la Curia romana a “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”: “Quando questo avviene, però, si perde la gioia del Vangelo, la gioia di comunicare il Cristo e di essere in comunione con Lui; si perde la generosità della nostra consacrazione”.