Ecco perchè ‘siamo l’esercito dei selfie’…!

 

Linda Berman è una psicanalista inglese che da molti anni utilizza nel lavoro con i suoi pazienti lo strumento fotografico. Secondo la Berman il diffuso amore per la propria immagine fotografica è dovuto al piacere innato che ogni essere umano prova nel vedersi riflesso.

Sin da bambini guardare la nostra immagine allo specchio attrae la nostra attenzione e la nostra curiosità perché riceviamo conferma della nostra identità e della nostra “esistenza”.

 Tale “principio del rispecchiamento” attraversa tutte le età, esprimendosi in maniera diversa nelle varie fasi della nostra “timeline”. L’immagine diventa uno strumento che permette di “vederci”, e soprattutto di “essere visti”, con l’auspicio di essere ascoltati, compresi, valorizzati.

Quando tra le nostre fotografie ne selezioniamo alcune da mostrare agli altri, spesso scegliamo quelle che ci mostrano come vogliamo essere visti, che rispecchiano limmagine interiore ideale di noi stessi. Quando poi mostriamo la fotografia e in questo modo la condividiamo con gli altri, abbiamo la tendenza ad osservare i loro volti per vedere come reagiscono alla nostra immagine e per cercarvi riconoscimento e approvazione”.

ECCO PERCHE’ SIAMO L’ESERCITO DEI SELFIE!!!

La fotografia, dunque, comunica uno dei bisogni umani per eccellenza, l’essere riconosciuti dall’altro per le proprie peculiarietà del momento, piuttosto che per le sue aspettative.

Roland Barthes diceva: “Non appena io mi sento guardato dall’obbiettivo, tutto cambia: mi metto in atteggiamento di posa, mi fabbrico istantaneamente un altro corpo, mi trasformo in immagine”.

Ogni volta, infatti, che ci fermiamo davanti ad un cellulare oppure alla macchina fotografica immediatamente ci “trasformiamo”, cerchiamo una posa appropriata e un’espressione adatta al messaggio che vogliamo far arrivare.  Scegliamo di indossare una versione di noi stessi che meglio rappresenti il contenuto dell’informazione che vogliamo trasmettere all’altro.

Alla luce di ciò, la fotografia, soprattutto nella nostra cultura occidentale, dove c’è il primato dell’immagine, diventa  uno degli strumenti più efficaci nel veicolare velocemente le comunicazioni e le interazioni.

A tal proposito, sarebbe utile, domandarsi:

  • Ma l’immagine che costruiamo di noi quanto è in sintonia con noi stessi?
  • Cosa vogliamo che gli altri vedano di noi quando pubblichiamo una foto?
  • Che messaggio cerchiamo di veicolare?
  • Che effetto vorremmo ottenere?

La fotografia, sia quando ci vede protagonisti che quando la scattiamo, o semplicemente, quando la guardiamo, coglie ed esprime emozioni, pensieri, idee attraverso simboli e metafore. Arriva direttamente alla sfera emotiva attivando istantaneamente  delle aree cerebrali e delle dinamiche relazionali. Talvolta può diventare molto pericolosa soprattutto quando l’interlocutore non riesce a tradurla o fraintende il linguaggio iconografico espresso o celato dall’immagine.

In questo cornice, la fotografia funge da ponte relazionale tra realtà interiore ed esteriore, soprattutto se viene narrata, offrendo ottimi spunti di riflessione e di significato su se stessi e sul mondo delle proprie emozioni.