Terremoto di Casamicciola Terme: imparare dalla storia per non commettere gli stessi errori

Nei giorni passati si è molto discusso del terremoto che, lo scorso 21 agosto, ha colpito Casamicciola Terme con magnitudo 4.0 provocando 2 morti, 42 feriti e 2600 sfollati. L’evento è stato oggetto di numerose polemiche a causa delle iniziali informazioni rilasciate dall’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) riguardo la localizzazione del sisma e successivamente smentite e rettificate dallo stesso. Infatti, mentre il primo comunicato dell’istituto parlava di un ipocentro in mare a 3 km dalla costa dell’isola e a 5 km di profondità, in un secondo momento, il sisma è stato rilocalizzato ad 1.7 km di profondità esattamente sotto i piedi dell’isola nelle zone tra Maio, piazza Bagni, Sentinella e La Rita del comune di Casamicciola Terme.

I nuovi dati hanno permesso di comprendere come un sisma con magnitudo non troppo elevata abbia potuto creare danni così ingenti, infatti, essendo avvenuto a bassa profondità, tutta l’energia della frattura si è liberata in una zona molto ristretta della crosta terrestre. Questo spiega anche perché in alcune zone dell’isola il sisma sia stato solo lievemente avvertito.

Il professor Giuseppe Luongo, ex direttore dell’osservatorio vesuviano e professore emerito di Storia del vulcanesimo dell’Università “Federico II”, è stato il primo a mettere in dubbio le informazioni inizialmente rilasciate dall’INGV. Egli ha da subito ipotizzato una profondità del sisma tra 1 e 2 km spiegando che oltre i 3 km di profondità, nelle zone dell’isola d’Ischia, si raggiungono temperature così elevate (più di 400°C) per le quali le rocce non si fratturano ma si deformano lentamente, dunque non ci sono condizioni tali per avere terremoti.

Per quanto riguarda la localizzazione, ha chiarito che i sismi vengono rivelati mediante un sistema che, in base alle registrazioni che arrivano nelle varie stazioni, localizza l’epicentro. Nel caso del terremoto dello scorso 21 agosto è stato commesso un errore siccome due delle stazioni di rivelazione che circondavano l’isola non erano funzionanti, mentre erano in uso solo quelle a nord di Ischia, per cui il sisma risultava fuori dalla rete di osservazione. In questo caso spettava quindi agli operatori mettere dei vincoli e valutare i risultati con criticità considerando anche i dati storici.

La storia sismica dell’isola d’Ischia registra ben 6 terremoti nel XIX secolo, di cui il più terribile è avvenuto nel 1883provocando 1780 morti su 4000 abitanti. Tutti hanno avuto epicentro nella zona alta del comune di Casamicciola Terme (ovvero dove si è verificato il sisma dello scorso 21 agosto).

Proprio per tale motivo, successivamente al terremoto del 1883, sulla collina della Sentinella fu istituito l’osservatorio Geosismico, destinato a compiere tutte le osservazioni geofisiche che potevano essere di interesse per l’isola d’Ischia. Esso costituì il primo di una fitta rete di osservatori e di uffici telegrafici per la trasmissione dei dati all’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma. Sfortunatamente nel 1923, per motivi economici, il Governo sospese i finanziamenti e l’osservatorio fu chiuso.

Secondo il professor Luongo, la ricostruzione di Casamicciola successiva al terremoto del 1883 ha indotto a ricadere nell’ errore di edificare nuovamente nelle zone ad alto rischio sismico e in cui lo stesso Giuseppe Mercalli (ideatore della scala Mercalli), dopo aver visitato i luoghi distrutti dal sisma, consigliò di non ricostruire. Infatti, nell’anno successivo al terremoto, nella zona di Perrone, Marina e Sentinella del comune di Casamicciola furono costruite le baracche, piccole abitazioni provvisorie con tetto in alluminio atte ad ospitare in maniera sicura gli sfollati.

Col passare del tempo le baracche si sono poi trasformate in case. Questo non è stato un grave problema per le zone di Perrone e Marina che, seppure nel comune di Casamicciola, risultano essere più sicure perché più lontane dalla zona epicentrale, ma è stato uno sbaglio nella zona Sentinella, posta esattamente sull’asse ad alto rischio sismico.

Gli errori commessi ci insegnano che non bisogna sottovalutare il passato nella maniera in cui è stato appena fatto. I documenti storici mostrano che nella zona di Casamicciola alta da centinaia di anni si verificano sismi, quindi prima o poi ne avverranno anche altri, è dunque fondamentale non dimenticare quello che è successo e partire con un piano regolatore adeguato.