Papa: ‘non è da cristiano camminare con sguardo basso come fanno i maiali’

“Non e’ cristiano camminare con lo sguardo rivolto verso il basso, come fanno i maiali, senza alzare gli occhi all’orizzonte. Come se tutto il nostro cammino si spegnesse qui, nel palmo di pochi metri di viaggio; come se nella nostra vita non ci fosse nessuna meta e nessun approdo, e noi fossimo costretti ad un eterno girovagare, senza alcuna ragione per tante nostre fatiche”. Lo ha detto il Papa nell’udienza generale nell’Aula Paolo VI.

“Noi crediamo e sappiamo che la morte e l’odio non sono le ultime parole pronunciate sulla parabola dell’esistenza umana” e come cristiani “siamo gente piu’ di primavera che d’autunno”, “scorgiamo i germogli di un mondo nuovo piuttosto che le foglie ingiallite sui rami. Non ci culliamo in nostalgie, rimpianti e lamenti: sappiamo che Dio ci vuole eredi di una promessa e instancabili coltivatori di sogni”, ha sottolineato Bergoglio, aggiungendo: “Dio non ha voluto le nostre vite per sbaglio, costringendo Se’ stesso e noi a dure notti di angoscia. Ci ha invece creati perche’ ci vuole felici”. Per il Papa “essere cristiani implica una nuova prospettiva: uno sguardo pieno di speranza. Qualcuno crede che la vita trattenga tutte le sue felicita’ nella giovinezza e nel passato, e che il vivere sia un lento decadimento. Altri ancora ritengono che le nostre gioie siano solo episodiche e passeggere”. “Ma noi cristiani” crediamo invece che “i nostri giorni piu’ belli devono ancora venire”.

“Le cronache dei nostri giorni – ha proseguito il pontefice – riportano notizie tristi a cui tutti quanti rischiamo di assuefarci. Ho salutato qui alcuni da Barcellona, quante notizie tristi, ho salutato alcuni del Congo, quante notizie tristi. Provate a pensare ai volti dei bambini impauriti dalla guerra, al pianto delle madri, ai sogni infranti di tanti giovani, ai profughi che affrontano viaggi terribili, che sono sfruttati tante volte. La vita purtroppo e’ anche questo. Qualche volta verrebbe da dire che e’ soprattutto questo. C’e’ un Padre che piange con noi, che piange lacrime di infinta pieta’ nei confronti dei suoi figli. Noi abbiamo un Padre che sa piangere, un Padre che ci aspetta per consolarci, perche’ conosce le nostre sofferenze e ha preparato per noi un futuro diverso. Questa e’ la grande visione della speranza cristiana, che si dilata su tutti i giorni della nostra esistenza, e ci vuole risollevare”.

Il Papa ha invitato ciascuno a chiedersi se siamo gente “di primavera o di autunno”, con lo sguardo di speranza, oppure con lo sguardo verso “il basso, amareggiato, con la faccia dei peperoncini all’aceto”. Bergoglio, nell’udienza generale, ha ribadito: “Sempre ci sono problemi, ci sono le chiacchiere, le guerre, le malattie Ma il grano cresce e alla fine il male sara’ eliminato”.

 “La speranza cristiana non si fonda sul disprezzo della vita terrena o sull’aspirazione infantile di una vita eterna, ma sulla certezza che Dio non ci ha creati per essere preda della tristezza, dell’angoscia, della fragilita’ e della morte” ha concluso il Papa salutando i pellegrini di lingua araba nel corso dell’udienza generale.