Meeting di Rimini, il messaggio del Papa: “No all’alzheimer spirituale. Non guardiamo la realtà dal balcone o dalla tv”

“Dio non e’ un ricordo, ma una presenza, da accogliere sempre di nuovo, come l’amato per la persona che ama”. Lo afferma Papa Francesco nel messaggio al Meeting di Rimini, che ha scelto queste parole di Goethe come tema: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”, mettendo in guardia i partecipanti da “una malattia che puo’ colpire i battezzati” e che il Santo Padre chiama “alzheimer spirituale”. “Consiste – spiega il testo – nel dimenticare la storia del nostro rapporto personale con Dio, quel primo Amore che ci ha conquistati fino a farci suoi”. “Se diventiamo ‘smemorati’ del nostro incontro con il Signore – osserva il Pontefice – non siamo piu’ sicuri di niente; allora ci assale la paura che blocca ogni nostro movimento. Se abbandoniamo il porto sicuro del nostro legame con il Padre, diventiamo preda dei capricci e delle voglie del momento, schiavi dei ‘falsi infiniti’, che promettono la luna, ma ci lasciano delusi e tristi, alla ricerca spasmodica di qualcosa che riempia il vuoto del cuore”. “Come evitare questo ‘alzheimer spirituale’?”. Per Francesco, “c’e’ una sola strada: attualizzare gli inizi, il ‘primo Amore’, che non e’ un discorso o un pensiero astratto, ma una Persona. La memoria grata di questo inizio assicura lo slancio necessario per affrontare le sfide sempre nuove che esigono risposte altrettanto nuove, rimanendo sempre aperti alle sorprese dello Spirito che soffia dove vuole”. Nel testo, a firma del segretario di Stato Pietro Parolin, il Papa ricorda che “la grande tradizione della fede” e “l’amore di Gesu'” ci raggiungono oggi “attraverso la vita della Chiesa, attraverso una moltitudine di testimoni che da duemila anni rinnovano l’annuncio dell’avvenimento del Dio-con-noi e ci consentono di rivivere l’esperienza dell’inizio, come fu per i primi che Lo incontrarono”. “Anche per noi – spiega il Pontefice – la Galilea e’ il luogo della prima chiamata, dove tutto era iniziato, e per questo bisogna tornare li’, a quel punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi ha toccato all’inizio del cammino. A quando Gesu’ e’ passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo”. Cioe’ “recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei”, “quello sguardo” che “sempre ci precede, come ci ricorda sant’Agostino parlando di Zaccheo”. “Non dobbiamo mai dimenticare – raccomanda il Papa – questo inizio. Ecco cio’ che abbiamo ereditato, il tesoro prezioso che dobbiamo riscoprire ogni giorno, se vogliamo che sia nostro”. Nel messaggio e’ citato Don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, alla cui spiritualita’ si richiama il Meeting: “ha lasciato un’immagine efficace di questo impegno che non possiamo disertare”, assicura il Papa ricordando che ciascuno mette nel sacco del suo bambino “quello che di meglio ha vissuto nella vita. Ma, a un certo punto, la natura da’ a bambino, a chi era bambino, l’istinto di prendere il sacco e di metterselo davanti agli occhi. Deve dunque diventare problema quello che ci hanno detto! Se non diventa problema, non diventera’ mai maturo. Portato il sacco davanti agli occhi – dunque – paragona quel che vede dentro, cioe’ quel che gli ha messo sulle spalle la tradizione, con i desideri del suo cuore: esigenza di vero, di bello, di buono. Cosi’ facendo, prende la sua fisionomia di uomo”. Per questo, “Papa Francesco invita gli organizzatori e i volontari del Meeting ad aguzzare la vista per scorgere i tanti segni, piu’ o meno espliciti, del bisogno di Dio come senso ultimo dell’esistenza, cosi’ da poter offrire alle persone una risposta viva alle grandi domande del cuore umano”. “Anche quest’anno – auspica infine – i visitatori possano vedere in voi dei testimoni affidabili della speranza che non delude. Parlate loro con gli incontri, le mostre, gli spettacoli, e innanzitutto con la vostra stessa vita”. (AGI) Siz 201113 AGO 17

PAPA: NON GUARDIAMO LA REALTA’ DAL BALCONE O DALLA TV

 “Come cristiani non coltiviamo alcun ripiegamento nostalgico su un passato che non c’e’ piu’. Guardiamo piuttosto in avanti fiduciosi. Non abbiamo spazi da difendere perche’ l’amore di Cristo non conosce frontiere invalicabili”, sottolinea Bergoglio. “Viviamo – afferma il Papa – in un tempo favorevole per una Chiesa in uscita, ma una Chiesa ricca di memoria, tutta sospinta dal vento dello Spirito ad andare all’incontro con l’uomo che cerca una ragione per vivere”. Nel testo, letto all’inizio della messa di apertura, Papa Francesco invita “a non lasciarsi spaventare da fatiche e sofferenze, che fanno parte del cammino”. “Non ci e’ concesso – spiega il Pontefice – guardare la realta’ dal balcone, ne’ possiamo rimanere comodamente seduti sul divano a vedere il mondo che passa davanti a noi in TV”. Secondo Francesco, infatti, “solo riguadagnando il vero, il bello e il buono che i nostri padri ci hanno consegnato, potremo vivere come un’opportunita’ il cambiamento d’epoca in cui siamo immersi, come occasione per comunicare in modo convincente agli uomini la gioia del Vangelo”. Del resto, “riguadagnare la propria eredita’ e’ un impegno a cui la Madre Chiesa chiama ogni generazione”.

 Il testo, inviato dal segretario di Stato Pietro Parolin, al vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, ricorda che “i titoli del Meeting invitano ogni anno a riflettere su aspetti dell’esistenza che il ritmo incalzante del quotidiano spesso fa mettere tra parentesi. Tutto sembra scivolarci addosso, presi come siamo dall’ansia di voltare pagina in fretta”. “La vita – osserva il Papa – si frammenta e rischia di inaridirsi. Per questo e’ prezioso ogni tanto fermarsi per considerare i grandi interrogativi che definiscono il nostro essere umani e che e’ impossibile ignorare del tutto”. In questo senso, sottolinea il messaggio, deve essere letto l’invito dello scrittore tedesco (nel “Faust”) “a riappropriarci delle nostre origini dal di dentro di una storia personale”. Per il primo Papa latinoamericano, “uno dei limiti delle societa’ attuali e’ di avere poca memoria, di liquidare come un fardello inutile e pesante cio’ che ci ha preceduto”, un atteggiamento che, denuncia il testo, “ha delle conseguenze gravi. Pensiamo all’educazione: come possiamo sperare di far crescere le nuove generazioni senza memoria? E come pensare di edificare il futuro senza prendere posizione riguardo alla storia che ha generato il nostro presente?”. “Per troppo tempo – ricorda Francesco – si e’ pensato che l’eredita’ dei nostri padri sarebbe rimasta con noi come un tesoro che bastava custodire per mantenerne accesa la fiamma”. Ma, conclude il Pontefice, “non e’ stato cosi’: quel fuoco che ardeva nel petto di coloro che ci hanno preceduto si e’ via via affievolito.