Venezuela alla guerra civile: Maduro contro il Parlamento

Nel suo primo discorso pubblico dopo l’annuncio dei risultati nelle elezioni per l’Assemblea Costituente, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato che l’organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell’opposizione e la stampa indipendente. 

Resiste il presidente delle Camere Julio Borges, che parla di ‘uno scenario di scontro violento’, perché l’opposizione non vuol cedere le sede del legislativo all’Assemblea, di cui non riconosce la legittimità. Intanto, il bilancio della repressione è di 14 morti solo domenica: tra le vittime anche una ragazzina di 15 anni a San Cristobal, nell’ovest del Paese.

Mentre il governo ha continuato ad assicurare che nel paese “regna la calma” e, nonostante la bassa affluenza, ha definito le elezioni un “successo storico” del chavismo. Un appello alla comunità internazionale è stato lanciato dal leader dell’opposizione Leopoldo Lopez che chiede di non riconoscere il voto e denuncia la “brutale repressione della protesta”. Gli Usa, secondo il Wall Street Journal, stanno valutando l’imposizione di sanzioni contro l’industria petrolifera del Venezuelache potrebbero avere un impatto devastante sull’economia del paese.

“In Venezuela c’è una situazione al limite della guerra civile e di un regime dittatoriale. Una realtà che non riconosceremo: non riconosceremo l’assemblea costituente voluta da Maduro”. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in un’intervista al Tg5. “Ricordiamo che ci sono 130mila italo venezuelani in condizioni molto precarie. Ci muoviamo dunque sul piano diplomatico e su quello della difesa dei nostri connazionali”, aggiunge.

Intanto i dati ufficiali parlano di un’affluenza del 41,5%, mentre l’opposizione di una astensione dell’87%. Aumentano intanto i paesi americani che non riconosceranno l’esito dello scrutinio: Messico, Colombia, Perù e Argentina; il Cile parla di voto “illegittimo”; gli Usa condannano le violenze.

Un candidato all’Assemblea Costituente venezuelana, è stato ucciso ieri notte nella sua casa a Ciudad Bolivar, capitale dello stato di Bolivar, nel Sudest del paese. La notizia, diffusa dai media locali, è confermata dalla Procura Generale, che ha identificato la vittima in José Felix Pineda (39 anni), precisando che “un gruppo di persone ha fatto irruzione nella sua casa” e lo ha “ucciso con colpi di arma da fuoco”. Sale così a 113 il bilancio delle vittime dall’inizio delle proteste, ad aprile scorso.

Altre due persone sono morte durante le manifestazioni contro le elezioni per l’Assemblea Costituente nello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela. Lo hanno reso noto fonti locali su Twitter, che hanno identificato le nuove vittime come Luis Ortiz (15 anni) e Alberto Rosales (53). Ambedue sono stati uccisi da spari di arma da fuoco durante una protesta antigovernativa a Tucapé, piccola località nel comune di Cardenas.