Sondaggi, Nando Pagnoncelli esamina il post ballottaggi: calo M5S e Pd

“Anche tra le file del Pd la maggioranza attribuisce la vittoria al centrodestra o ai suoi leader, in particolare a Salvini (i696, peraltro alla pari di Renzi) e una quota non trascurabile (3796) accentua l’importanza attribuita al ‘partito del non voto’. Tra i pentastellati la maggioranza attribuisce la vittoria al proprio movimento (3796) e, a seguire, all’astensione (3096) mentre gli elettori del centrodestra appaiono decisamente galvanizzati e considerano il risultato soprattutto una vittoria dell’intera area politica e in secondo luogo del proprio leader: Salvini, indicato dal 4296 dei leghisti, e Berlusconi, dal 3296 dei suoi elettori”, prosegue il commento di Pagnoncelli.”Gli orientamenti di voto – spiega Pagnoncelli nella sua analisi del voto pubblicata sul quotidiano Il Corriere della Sera – hanno fatto registrare alcuni cambiamenti degni di rilievo. In particolare rispetto alla settimana antecedente il primo turno delle comunali i due principali partiti fanno segnare una flessione, più marcata per il M5S (-2,3%) rispetto al Pd (-1,5%). Il vantaggio del primo sul secondo si è assottigliato e si attesta allo 0,5% (28,3% a 27,8%). Al contrario il centrodestra appare in crescita, soprattutto per merito dei due principali soggetti: la Lega passa dal 12,4% al 15% e sorpassa Forza Italia che dal 13,5% sale al 14,3%. Fratelli d’Italia fa registrare una lieve flessione (da 4,8% a 4,2%). Nell’insieme, quindi, si attesta al 33,5% ( 2,8%). Alla luce di questi dati, simulando la ripartizione dei seggi secondo quanto previsto dall’Italicum, l’unica maggioranza possibile sarebbe quella tra M5S (193 deputati) e sovranisti (104 per la Lega e 28 per FdI). Viceversa un’alleanza tra Pd (197), Forza Italia (99) e liste autonome/voto estero (9) si fermerebbe sotto la soglia dei 316, non potendo contare né sull’area centrista né sulla sinistra che al momento risulterebbero sotto il 3%. Ipotizzando una lista unica di sinistra la situazione cambierebbe perché ci sarebbero i presupposti per una ipotetica (anche se poco realistica) maggioranza extralarge che cornprenda, nell’ordine, Pd (186), Forza Italia (93), sinistra (37) e liste autonome/voto estero (9). Insomma, nonostante qualche cambiamento, la governabilità continua ad essere una chimera”.