…con i “se” e con i “ma” non si fa l’America!

Andammo al cinema a pochi isolati di distanza per vedere il film di Fabio Volo

“Hai visto come si apre il film?” – cominciai non appena uscite- “No dico hai visto… la verità è che non gli piaccio abbastanza perché se una ti piace corri fino a New york, scrivi lettere e vai ad appuntamenti improbabili ai quali lei avrebbe potuto non arrivare mai!”

“Chiara – mi rispose – è solo un film, ma ti pare che nella realtà uno scrive lettere che lascia in libri, che finiscono in pattumiere, che poi volano, vengono trovate da sensibili omini che si prendono la briga di fare di tutto per recapitarle? Su dai…”

“No, no, – la interruppi voltandomi verso di lei, alzando il tono della voce e prendendo a gesticolare – io mi riferisco alla scena iniziale! Quella in cui la ragazza se ne va accusandolo di sentimenti infantili. Accusandolo di aver trovato la grande scusa del tempo, dai facciamo piano – cambiando timbro di voce – per non dire mai che non voleva una relazione stabile!”

Era ancora la mia paura a dettare conclusioni e pensieri…

Non che fosse infondato il mio quesito ma era la volontà di razionalizzare quello che mi premeva di più. Il mio bisogno di sistemare ogni cosa nelle regole della ragione spesso prendeva il sopravvento.

Beh insomma dopo quel film decisi di affrontare il discorso e parlargli… di cosa? Di come mi sentissi e cosa avrei invece voluto sentire. Non sarebbe stato così semplice… eppure noi donne ad un certo punto tentiamo sempre di parlare, spiegare, come se questo potesse servire a cambiare qualcosa… a mutare quella volontà o in-volontà… ad innescare qualche meccanismo attraverso il quale abbia inizio un nuovo corso di eventi magari più felici… ma spesso non è così! Magari è solo l’esigenza di mettere un punto definitivo a qualcosa che non ci appaga e andare avanti…

La pazienza mi veniva meno…

Temevo di entrare in un circolo vizioso, quello delle continue e pressanti spiegazioni, ma l’esigenza di porre fine a quelle domande era più forte… non riuscivo a rilassarmi e a pensare ad una telefonata semplice e tranquilla. In realtà se è vero il principio della reciprocità, le mie tensioni derivavano proprio dalla sensazione di una mancanza di reciprocità.

E quella mancanza a cosa era dovuta? Al fatto che Claudio si sottraeva non appena capiva l’esigenza di chiarezza oppure da una reale mancanza di sentimento?

Non gli avrei chiesto “cosa siamo io e te”… almeno credo… Avrei voluto dirgli che mi sentivo trascurata, messa a distanza, poco considerata. Sentimenti comuni a questi tipi di relazioni. Si insomma quando uno c’è ma non c’è questo è quello che si prova. Probabilmente qualcuno direbbe che non tutti provano queste sensazioni oppure che sono sensazioni abnormi date le circostanze o ancora che io ero troppo sensibile e mi aspettavo troppo da un uomo del genere. Ma qualunque fosse stata la considerazione giusta, sta di fatto che mi tormentavo per quel mio sentire non sentire… troppi se e troppi ma mi affollavano la mente. Sentivo dolore e spinte verso una vita che forse mi faceva paura. Mi ero quasi abituata a quel torpore e forse non volevo abbandonare d’un tratto e senza parole quella pseudo relazione. O forse non era quella una relazione che io ero in grado di reggere.

Gli inviai un messaggio: Appena puoi chiamami.

Al quale lui non rispose né richiamò.