Codice Antimafia, sospeso l’esame del ddl: la norma va rivista

Il presidente del Senato Pietro Grasso sospende per la seconda volta l’esame della riforma del Codice Antimafia. Il presidente della commissione Bilancio Giorgio Tonini, dopo aver ammesso l’errore di valutazione della norma di copertura del testo, ha chiesto piu’ tempo per consentire alla Ragioneria di fare la sua relazione sull’emendamento correttivo da introdurre nel ddl. La norma errata (art.32 comma 4) parlava di una copertura di 20 milioni per il triennio, ora invece verra’ indicata l’esatta ripartizione della somma anno per anno (7 mln nel 2018; 7 nel 2019 e 6 nel 2020)

 La storia della norma da rivedere e’ piuttosto complicata e si tinge anche di “giallo”. Tutto comincia la scorsa settimana quando il presidente del Senato Pietro Grasso decide di non concludere l’esame della riforma lasciando “aperto” l’articolo 36, l’ultimo. La versione ufficiale e’ che non c’e’ stato il tempo di chiudere per colpa dell’ostruzionismo portato avanti da FI sul testo. Secondo altri invece si sarebbe tentato di tenere aperta una “breccia” nel ddl per aggiungere qualcosa che sarebbe potuta risultare gradita al M5S. Quale che sia l’interpretazione giusta da dare, oggi e’ proprio su quell’articolo 36 che si apre una breccia per colpire il provvedimento. Dopo aver deciso di mettere ai voti l’emendamento soppressivo dell’articolo presentato da Giacomo Caliendo (FI), si decide di inserire in questa norma quanto previsto dal coordinamento formale del testo e cioe’ che per la copertura della riforma si fa riferimento agli “articoli 27, comma 1, e 32” del ddl. Di copertura, infatti, si deve parlare perche’ non si puo’ ribadire, come faceva l’articolo 36 originario, l’invarianza della spesa quando da un’altra parte del provvedimento (articolo 32) si parla invece di una somma di 20 milioni da stanziare in tre anni. Ma qui nasce il primo “giallo”: come mai il contenuto del coordinamento formale del testo che solitamente si fa alla fine dell’esame del provvedimento e’ gia’ bello e stampato dalla mattina e distribuito ai parlamentari prima del voto? A chiederselo e’ anche il relatore Giorgio Pagliari (Pd) che in seguito ammettera’ il suo stupore per la circostanza anche con i cronisti. Ma e’ qui che parte l’affondo del forzista Antonio Azzollini, ex presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama che, dopo aver letto evidentemente la norma di coordinamento formale, subito fa notare l’anomalia che portera’ alla doppia sospensione dei lavori d’Aula. L’articolo 32 a cui si fa riferimento e’ di fatto sbagliato “a norma dell’articolo 81 del regolamento” visto che prevede una copertura generica di 20 milioni per il triennio 2018-2020. E non si puo’ parlare, osserva Azzollini, di una copertura “triennale” senza specificare esattamente quanto sia l’importo anno per anno. Quindi la norma e’ da correggere. Grasso consulta il presidente della Bilancio Giorgio Tonini che riconosce la “fondatezza” del rilievo di Azzollini e chiede una prima sospensione. Il presidente del Senato la concede di un’ora. Ed e’ qui che si crea il secondo giallo: la formulazione generica del “triennio” e’ vero che era stata inserita dai relatori in commissione al Senato (non c’era nel testo Camera) con un emendamento di coordinamento (dell’articolo 29 del testo originario) dei relatori, ma nel parere della commissione Bilancio era stato ripetuta tale e quale. Senza modifiche. La Bilancio non si e’ accorta della svista o si e’ voluto lasciare un “vulnus”, come si maligna nell’opposizione, visto che ormai questo e’ diventato un testo scomodo per molti anche nella maggioranza? In attesa di capire il mistero, Tonini alla ripresa dell’Aula riconosce l’errore e avanza una proposta: specificare la spesa dei 20 milioni anno per anno (7 nel 2018-7 nel 2019 e 6 nel 2020), ma chiede piu’ tempo per consentire alla Ragioneria di fare la sua relazione sulla modifica. Gia’, la Ragioneria. Anche la Ragioneria non si era accorta della norma sbagliata? Gli atti della Ragioneria, si spiega in commissione Giustizia, “non arrivano direttamente a noi ma alla Bilancio…”