Ciriaco De Mita ‘abbraccia’ Angelino Alfano: ridare dignità a storia Dc

Ciriaco De Mita coinvolge anche Angelino Alfano lungo il suo percorso di recupero della tradizione popolare e democristiana. Distante dal Pd, valutato troppo autoreferenziale, e dalle destre, l’ex premier chiama a discutere del centro e delle sue prospettive, a Santa Chiara dietro il pantheon, esponenti del mondo post-Dc, come Giuseppe De Mita, Giampiero D’Alia, Marco Follini e Lorenzo Dellai, oltre lo stesso ministro degli Esteri. L’ex premier chiarisce che non pensa assolutamente alla creazione di nuovo partito. L’obbiettivo semmai e’ “dare voce a una speranza”, rilanciare “il pensiero” di una politica intesa come rappresentanza dell’ interesse generale, e non sterile gestione dell’esistente. Moderato da Stefano Folli, “Popolari al bivio”, questo il titolo dell’incontro, registra una visione unanime di critica aspra del panorama attuale, in cui la crisi economica ha disarticolato le realta’ sociali, a partire dal ceto medio, che per decenni si sono fatte rappresentare dalla “balena bianca”. De Mita non cita Matteo Renzi, ma pensa a lui quando ironizza su chi pensa di “vincere andando da solo, senza vedere che tutti quelli che gli stanno dietro si organizzano per superarlo”. Ma esclude anche una possibile alleanza con Berlusconi. “Un giorno mia madre mi chiese cosa stesse succedendo. Io dissi che non era chiaro. Lei – racconta – mi ringrazio’, ‘allora vuol dire che non sono rimbambita’. E aggiunse, ‘ma mai con Berlusconi'”. Anche Alfano definisce il centrodestra “irriformabile”. Ma boccia le aperture di Lorenzo Dellai al Pd: “Come si fa a dialogare con chi ha postulato la scomparsa del centro, di chi non concepisce l’idea di una coalizione. Solo per questa ragione – ha aggiunto – vale la pena provarci. Ci sono le condizioni per costruirlo”. Concorde anche Marco Follini, che chiede a tutti di superare i due grandi mali della seconda Repubblica: i dogmi della leadership e del nuovismo. In chiusura, sempre de Mita, ribadisce che questi incontri “vanno moltiplicati, senza escludere nessuno”, ma non per fare liste o partiti, quanto per un “passaggio salvifico”, per recuperare la “democrazia rappresentativa”. “Qui – conclude sempre rivolto a Renzi – c’e’ chi, dopo aver governato tre anni, chiede di fare la rivoluzione. Ma la politica e’ umilta’ e ascolto, l’azione furba non porta da nessuna parte”.