Papa contro i fondamentalismi orientali: accogliere i cristiani che soffrono

“Le Chiese orientali sono state spesso investite da terribili ondate di persecuzioni e di travagli, sia nell’Est europeo come nel Medio Oriente”. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti all’Assemblea della “Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali” (ROACO) convenuti a Roma in occasione della 90a Sessione Plenaria. “Forti emigrazioni – ha riflettuto il Papa passando in rassegna la storia della ROACO dal 1968 ad oggi – ne hanno indebolito la presenza nei territori in cui erano fiorite da secoli. Ora, grazie a Dio, alcune di esse sono ritornate alla libertà dopo il doloroso periodo dei regimi totalitari, ma altre, specialmente in Siria, Iraq ed Egitto, vedono i loro figli soffrire a causa del perdurare della guerra e le insensate violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista”. Francesco, inoltre, ha desiderato salutare e benedire i Frati francescani della Custodia di Terra Santa, che hanno iniziato a celebrare l’ottavo centenario della loro presenza nella regione mediorientale.

Il Pontefice non ha dimenticato di sottolineare che in Oriente, anche ai giorni nostri, “i cristiani, non importa se cattolici, ortodossi o protestanti – ha specificato – versano il loro sangue come sigillo della loro testimonianza. I fedeli orientali, se costretti a emigrare, possano essere accolti nei luoghi dove giungono, e possano continuare a vivere secondo la tradizione ecclesiale loro propria. In questo modo il vostro operato, cari rappresentanti delle Agenzie, sarà un ponte tra Occidente e Oriente, sia nei Paesi di origine, sia in quelli da cui voi stessi provenite”, ha detto esprimendo il suo auspicio.

Tutte queste vicende, ha dunque rammentato il Papa, “ci hanno fatto attraversare l’esperienza della Croce di Gesù: essa è causa di turbamento e sofferenza, ma al tempo stesso è fonte di salvezza” ribadendo ciò che aveva detto il giorno successivo alla sua elezione a Vescovo di Roma: “Se camminiamo senza la Croce, se edifichiamo senza la Croce e se confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore”.

Bergoglio, inoltre, si è detto grato del lavoro svolto dalla ROACO in questi giorni di assise e ha fatto riferimento alle riflessioni dedicate alla formazione iniziale dei seminaristi e a quella permanente dei sacerdoti. “Siamo consapevoli infatti della scelta di radicalità espressa da molti di loro e della eroicità della testimonianza di dedizione a fianco delle loro comunità spesso molto provate. Ma siamo pure coscienti delle tentazioni che si possono incontrare, come la ricerca di uno status sociale riconosciuto al consacrato in alcune aree geografiche, o un modo di esercitare il ruolo di guida secondo criteri di affermazione umana o secondo schemi della cultura e dell’ambiente”, ha così precisato il Papa esortando la Congregazione e le Agenzie a sostenere sempre i progetti e le iniziative che edificano in modo autentico l’essere Chiesa. Pertanto secondo Bergoglio risulta fondamentale alimentare sempre lo stile di prossimità evangelica: “nei Vescovi – ha osservato – perché lo vivano nei confronti dei loro presbiteri, così che questi facciano sentire la carezza del Signore ai fedeli loro affidati. Ma custodendo tutti la grazia di restare discepoli del Signore, a partire dai primi che imparano a farsi ultimi con gli ultimi. Il seminarista e il giovane sacerdote – ha infine rassicurato – sentirà così la gioia di essere collaboratore della salvezza offerta dal Signore, che si china come Buon Samaritano a versare sulle ferite dei cuori e delle storie umane l’olio della consolazione e il vino della speranza evangelica”.

Fonte: Il Faro di Roma