Quel suo modo di chiamarmi piccola…

Nel mio cuore in maniera molto infantile ero orgogliosa di quel momento. Si. Ero orgogliosa di amare la sua stessa musica. Mi sembrava una favola. Gli stessi interessi e gli stessi gusti. Per un paio di canzoni. Non lo davo a vedere, almeno spero, ma non ero nei panni per quel momento così magico.

“Andiamo a casa di alcuni miei amici” – disse improvvisamente cambiando discorso – “Danno una piccola festicciola privata, per pochi intimi ed avevo piacere che tu mi accompagnassi” – aggiunse.

Annuii con la testa senza aggiungere altro. Anche allora non mi sembrò vero volesse portare proprio me. Da amici per una festa intima. Mi dovette sembrare una proposta di matrimonio. Era vero? Ormai ero al settimo cielo.

“Dov’è la festa?” chiesi timidamente.

“In una villa a Fregene”- rispose – “E’ lontano? Dovevo avvertirti? Mi sembrava una buona idea.”

“Ma no! Figurati. La mia era curiosità. Con quest’auto poi ci si arriva in venti minuti.” – risposi sorridendo.

A quel punto mi guardò con un dolce sorriso e poggiò la sua mano su una delle mie gambe facendomi accapponare la pelle. Mi salì un brivido dietro la schiena. Sentivo la sua pelle sulla mia pelle. Era una sensazione speciale. Quanto era liscia e quelle dita grandi ed affusolate. Le unghie ben curate. Aveva una mano bellissima. La guardai d’istinto. “Ti spiace?” – lui chiese.

Dissi di no col solo cenno del capo per l’imbarazzo. D’istinto poggiai la mia mano sulla sua.

Ero talmente impacciata. O almeno così mi sentivo. Lo conoscevo da sempre ma non lo conoscevo affatto. O meglio lo conoscevo da qualche giorno ma lo sentivo dentro come se lo avessi conosciuto da sempre. Eppure la mia conversazione non era così spigliata. Ci fu del silenzio. Mentre Claudio guidava, il mio sguardo penetrava a fatica il buio immobile, sfiorava cortili di sassi e case di stucco. La città sfilava veloce, più ci avvicinavamo alla periferia meno case si vedevano. Sembrava che il mondo intero trattenesse il fiato mentre rallentammo a uno stop. Poi lui chiese: “Hai lavorato oggi?”

“No sono ancora in ferie” risposi.

“Quando farai ritorno su a Milano” – aggiunse.

“Ancora non so ma credo presto” – dissi.

Non aggiunsi altro o feci domande. Sarei sembrata invadente. Perché mi chiese del mio ritorno a Milano… per curiosità  o perché avrebbe inciso sul nostro rapporto. Probabilmente per nessuno dei due motivi. Ma soltanto perché era una domanda che ci stava tutta. Ma che fine avremmo fatto noi una volta a Milano? Quello si che avrei voluto chiederglielo.

“Tu hai lavorato” – chiesi io a quel punto e per evitare altro silenzio.

“Si. Ho lavorato… ho dovuto vedere dei clienti con i quali ho delle cause al quanto serie. Un po’ di impicci ma nulla di grave, piccola.”

Dolcissimo quel suo modo di chiamarmi piccola… era un talentuoso avvocato. Un tributarista. Suo padre era un tributarista. Aveva uno studio che contava circa 70 avvocati. Lì a piazza di Spagna. Immagino quanto da fare ci sia in uno studio di quel genere. Per questo Claudio spesso partiva ed era in giro per il mondo. Per questo, ma non solo per questo. Spesso anche per piacere. Amava il surf e non appena poteva girava il mondo alla ricerca delle grandi onde da cavalcare.

Ma in quel dato momento era lì con me ed io ero la sua piccola sempre più piccola.

“Ti piace il tuo lavoro” chiesi timidamente. In realtà avrei chiesto di tutto. Ma nulla di ciò che chiedevo. Avrei chiesto di lui di me di noi della sua ex insomma le domande che avrei voluto fare riguardavano ben altro ma non potevo e quindi decisi di mostrarmi interessata a lui ed al più e al meno…

“Certo mi piace molto” rispose e cominciò a spiegare tutto quello che comportava il suo lavoro. Fu interessante sentirlo parlare di sé e della sua professione. Aveva un modo bellissimo di interloquire. Delle espressioni magnifiche. Occhi profondi e fascinosi. Labbra carnose e rosso fuoco.

Dovetti incantarmi a sentirlo parlare… Arrivammo a destinazione.