Ecco le frasi da non dire mai ai propri figli

 

La comunicazione è un processo che ci permette di mettere in comune (dal latino communico = far partecipe ) e dunque, di entrare in relazione attraverso canali verbali, non verbali e virtuali  ed è “una condicio sine qua non della condizione umana”.

La maggior parte della nostre interazioni hanno uno scopo e una funzione chiara ed esplicita, come elargire informazioni, esprimere sentimenti, dare regole, ma hanno anche effetti pragmatici inconsci, di cui non siamo assolutamente consapevoli.

Per interagire in maniera efficace è importante interrogarsi sul modo più adatto di far passare un messaggio, soprattutto se si comunica con i bambini (dal latino cum = con, munire = costruire).

Anzitutto bisogna tener presente che il “cosa” comunichiamo è sempre meno importante del “come” lo comunichiamo!

Quando il contesto è familiare e l’interazione è quella tra genitore- figlio è tutto più  complesso!

Il mestiere di genitore è il più difficile in assoluto, non c’è un vademecum sul come crescere ed educare un figlio, c’è di mezzo il buon senso, le proprie esperienze di vita e una maggiore conoscenza di alcune dinamiche relazionali che possono incoraggiare ad approcciarsi ai figli con maggiore rispetto della loro soggettività e delle differenze di cui sono portatori.

Come? Non cadendo, soprattutto in momenti tensivi,  in trappole comunicative del tipo:

  • non sei capace;
  • non ci riuscirai;
  • sei grasso/a;
  • sei come tuo padre/tua madre – sei come la famiglia di tuo padre/ tua madre; – non sei come tuo fratello/tua sorella; – finirai come tua madre/tuo padre;
  • vuoi capire che non ho tempo;
  • sei esagerato… piangi per niente;
  • se ti comporti male non ti voglio più bene;

Frasi del genere hanno un grosso potere, possono diventare profezie che si auto-avverano ledendo l’immagine che un bambino ha di stesso e la costruzione di uno sviluppo sano della sua personalità e sulla dimensione psico-sociale.

Sicuramente i ritmi odierni rendono la vita davvero frenetica e faticosa e si può facilmente  cadere in una trappola comunicativa, ma basta fermarsi anche solo un attimo e prendere fiato, e ri-trovare un modo più efficace per sostenere emotivamente il proprio bambino/a e attaccare soltanto il suo comportamento che si ritiene indesiderato.

Quali espressioni possono aiutarci?

“Basta Matteo! Smetti di fare X cosa e fai il bambino bravo, che sai fare!”

Questa breve affermazione, espressa con un tono assertivo, chinandosi all’altezza del bambino e guardandolo negli occhi,  lo sostiene empaticamente, rafforza la sua autostima, consolida i suoi comportamenti positivi e rinvigorisce la relazione genitore-figlio, e soprattutto, non genera sentimenti di squalifica emotiva e di rifiuto.