Tra madre e figlia: questo piccolo grande amore…

Mentre mia madre continuava a raccontare la sua, accadeva che la lasciassi parlare. Ascoltavo certo. Ma spesso avevo anche la sensazione che lei difficilmente si fermasse, si insomma qualche volta avrebbe potuto capire che non era il caso o non era il momento. Ma sapevo che quella fosse una sua caratteristica. Una “cura” la definivo e ne sorridevo… talvolta un’arte, soprattutto nel “trovare momenti poco opportuni”. Come quando si è fermi al casello autostradale, bisogna prendere le monete per pagare il pedaggio, magari con urgenza per evitare il clacson della fretta di chi è dietro; è in quel momento che squilla il telefono ed è tua madre che vuole sapere a che ora torni. Ecco pressappoco ridevo di questo.

Eppure era straziante restare a casa, così piccina e  non capire perché ogni mattino mia madre uscisse, si allontanasse per riapparire poi magicamente dopo tante ore… Era così bello trovarla lì e vederle fare le cose di sempre. Mi faceva sentire piccola

Quando col solito sorriso d’amore mi diceva “Tieni piccola” servendomi una tazza di caffè. Prendevo il caffè ed una brioches vuota. Quella cucina aveva un’aria particolare ed una luce luminosa. Mi godetti quel caffè. Diverso dal solito caffè che bevevo sola a Milano. Non mi fece domande particolari quella mattina mia madre. Ma io, mentre bevevo, rimasi incantata a guardarla indaffarata nelle sue cose. Mi immaginavo come lei. Aveva la solita aria eterea. Il sorriso di sempre. Era così dolce e materna che mi sarei rifugiata di corsa nel suo grembo raccontandole di Claudio e di quanta ansia nutrivo a riguardo. Ma decisi di non darle inutili preoccupazioni. Glielo avrei detto qualora io avessi avuto più certezze. Ma in quel momento non era così. Ed evitai. Ad un certo punto mi alzai e mi guardai intorno osservando ogni solita cosa in ogni solito posto. Come se non l’avessi mai vista prima. Non avrei mai lasciato quel luogo. Non avrei mai lasciato lei.

Ancora ricordo da quella camera da letto il rumore di lei che s’alza, la porta aperta con premura, il bacio sulla fronte ed il chiarore dell’alba… non avrebbe voluto fare alcun rumore, non avrebbe potuto iniziare la sua giornata senza quell’innocente bacio, non avrebbe voluto svegliare la sua piccola… mentre io, con la mia camicia di san gallo rosa, spalanco la porta e mi precipito nella cucina dalle pareti verdi, rivedo mia madre ai fornelli che prepara il primo caffè mattutino… neppure io avrei forse voluto svegliarmi, ma neppure avrei voluto cominciare quella giornata senza incrociare il suo sguardo il suo sorriso.

Così mentre mia madre parlava, io pensavo a quanto ancora fosse bella… più piccola, forse… ma sempre bella… anche il suo odore era sempre lo stesso, lo sentivo ancora lì, sulle sue pellicce, tra i suoi vestiti, sul suo letto, sulla sua camicia… proprio come quando da bambina, la osservavo prepararsi per uscire… poi tornavo a dormire nel suo letto… con il volto tra il cuscino ed un lembo di quella camicia… una sottana di seta… e lei restava lì, col suo odore… nella mia mente…