Siamo tutti ‘nomofobici’: scopri se sei un ‘vamping’, un ‘like addiction’, un ‘fomo’ o un ‘challenge’

La “No mobile phone phobia” ovvero la “Nomofobia” è la malattia del ventunesimo secolo, caratterizzata dall’online mania e dal terrore di restare senza connessione.

Siamo tutti ‘nomofobici’

La tecnologia inizialmente nata per facilitarci la vita è diventata generatrice e promotrice di fobie e patologie!

Il web dovrebbe aiutare a risolvere problemi, a togliersi curiosità e lo smartphone a mettere in contatto e facilitare comunicazioni personali e professionali, ma anche servire per mappe stradali per evitare ingorghi e incidenti stradali e per  far raggiungere posti sconosciuti nel minor tempo possibile.

Eppure il male del secolo è la dipendenza  e l’abuso di dispositivi tecnologici e digitali.

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Siamo sempre online e perennemente alla ricerca di connessioni super veloci e i social network ormai sono divenuti essenziali. WhatsApp, Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat sono i nostri migliori amici e i nostri profili sono il nostro vestito più bello!

La nomofobia (termine di recente introduzione nel vocabolario della lingua italiana) è una vera e propria forma di dipendenza riconosciuta, che causa difficoltà nella produzione di dopamina e provoca una sintomatologia ben specifica caratterizzata da agitazione incontrollata e terribili crisi di panico conseguenti all’impossibilità di navigare, alla perdita di segnale o addirittura alla batteria del cellulare scarica.

L’Osservatorio nazionale adolescenza in uno studio condotto su otto mila ragazzi ha tracciato dei quadri precisi e dettagliati di segnali da cui poter individuare la presenza della nomofobia: vamping,  like addiction,  fomo,  challenge o sfide social.

  • Vamping:  “vampiri” che trascorrono la notte svegli sui social.
  • Like addiction: ricercatori di like ad ogni costo.
  • Fomo: “controllori” di notifiche e messaggi per non  restare fuori  dal “mondo” dei social.
  • Challenge (sfide social): “produttori” di video che riprendono comportamenti scabrosi e pericolosi e li divulgano sul web.