…Scoprire di piacergli abbastanza…

Mi aveva chiamato di buon mattino per comunicarmi che sarebbe arrivato a Milano. Alle undici circa avrebbe avuto un appuntamento dal quale si sarebbe liberato alle 14 e quindi avremmo potuto trascorrere insieme il resto del pomeriggio e la serata.

Mi precipitai a chiamare Francesca… sapevo che l’avrei svegliata ma la cosa era troppo immediata ed importante. Le raccontai della telefonata e di come mi fossi sentita. Le chiesi aiuto per i preparativi e ci accordammo sul fatto che mi avrebbe nel pomeriggio accompagnata prima dal parrucchiere poi a comprare un abito per l’occasione. E così fu.

Arrivata in ufficio non ero per niente concentrata sul lavoro… contavo le ore e i minuti che sembravano non passare mai. Alle dieci e trenta un messaggio di Claudio: “va bene se passo a prenderti a Corso Buenos Aires alle 14.15?” Feci passare all’incirca trenta minuti… così da sembrare indaffarata. Poi risposi: “è perfetto!”

E tra una cosa e l’altra corsi in bagno a prepararmi per scendere. Ci tenevo ad essere puntuale nonostante Nadia mi avesse detto di farlo aspettare. Io sarei stata puntuale. Alle 14.10 indossai il bolerino di pelliccia e scesi dall’ufficio. Il cuore mi batteva all’impazzata. L’ascensore arrivò al piano terra ed io mi precipitai fuori appena le porte si aprirono inciampando nei miei piedi. Mi incamminai di fretta verso Corso Buenos Aires. Dopo cinque minuti esatti ero lì.

In lontananza vidi Claudio… Bello, bello da morire. Cappotto nero ed abito blu con cravatta… non l’avevo mai visto così. Il vento gli scompigliava i capelli. Era al telefono, andava su e giù per il marciapiede. Parlava, gesticolava ad un tratto si voltò e mi vide. Sorrise magicamente

Nessun uomo mi faceva l’effeto di Claudio. E non riesco a comprenderne il motivo. Mi avvicinai piano per non disturbare quella sua telefonata. Avrebbe potuto essere per lavoro. Il mio cuore non riprendeva il battito regolare. Lui continuava a sorridere e parlare. Mi prese per un braccio e mi baciò dolcemente la guancia.

Mi sentivo come una persona che aveva tra le mani lo strumento che amava ma non lo sapeva suonare. Ero paralizzata. Ci misi qualche istante per ritrovare la voce. Era stupendo come sempre. Era a suo agio anche a Milano. La sua disinvoltura fece sembrare come se non ci fossimo mai persi. Ed invece era sparito per oltre due mesi. Non potevo dimenticare. Iniziai a sentirmi stupida e imbarazzata. Sicuramente stavo reagendo in modo eccessivo a qualcosa che esisteva solo nella mia immaginazione.

Cessò di parlare al telefono. Stordita mi avvicinai. Un brivido involontario mi percorse la schiena. L’attimo dopo mi ritrovo tra le sue braccia e lui mi stringe forte al petto. Mi sentii quasi cadere … respirai il suo profumo fresco e intenso. Odorava di biancheria pulita e di sapone. Non smettere più di abbracciarmi! Fu l’unica cosa che pensai. Quando i nostri corpi si toccarono sentii una strana, inebriante scossa. Dovette essere l’elettricità statica.

Con un braccio mi tenne stretta a sé, mentre con le dita dell’altra mano mi accarezzava dolcemente il viso. Mi guardava negli occhi, e io reggevo il suo sguardo ardente per un attimo, o forse a lungo… ma alla fine, la mia attenzione fu attratta dalla sua splendida bocca

Il suo tono era affabile. La sua espressione impassibile. Sembrava interessato e profondamente educato. “Scusami” – aggiunse “se da un po’ non mi faccio vivo”. Rimasi esterrefatta. Non avrei mai pensato l’avesse detto. Non ricordo cosa risposi. Ma di sicuro mi imbarazzai da morire. D’un tratto tutte le mortificazioni, le cose brutte che avevo pensato di lui, le mille domande sparirono. Mi calmai e cominciai ad ascoltare quello che avesse da dire.

Fu sincero. Mi disse che non era da lui reagire così ma che dinanzi alle mie domande si era spaventato. Mi disse che non si sentiva pronto per una relazione importante dopo quello che aveva vissuto. Mi disse un sacco di cose. Ma mi disse soprattutto che io gli piacevo abbastanza.

Mi disse che era uno di quelli che riuscivano in tutte le cose che si prefiggevano come obiettivo. “Tutto ciò che mi ha penalizzato nei rapporti sentimentali mi ha invece facilitato nella vita professionale.” Disse “L’incapacità di gestire un’emotività fragile come la mia mi ha costretto a dedicarmi totalmente al lavoro. Nel lavoro ho trovato il mio rifugio. Ho sempre avuto la convinzione di possedere l’assoluto controllo della mia vita e dei miei sentimenti, e così ho sempre pensato che l’avrei vissuta. Ma ora mi sento attratto da te.”

Ero incredula, sconvolta. La sua dolce, tranquilla confessione mi colpì a un livello primitivo e profondo. Non riuscivo a lasciarmi andare. Lui parlava con aria seriosa e convinta. Di tanto in tanto mi fissava, mi sorrideva e mi teneva la mano. Era così accorato tuttavia così razionale nell’esprimere con tanta chiarezza le sue emozioni. Eppure era da tanto che io non vivevo una cosa così vera ed intensa. Mi sembrò un altro Claudio. Non proprio. Nel senso che era il mio solito Claudio. Ma un Claudio che teneva a parlare di noi. Quello io ancora non lo avevo visto. Aveva le idee chiare riguardo a noi. Io credo che lui avesse le idee chiare per ogni cosa che facesse o pensasse.

Con Claudio avevo capito, sin dal primo incontro, che forse per la prima volta nella mia vita mi trovavo di fronte un uomo e non un ragazzo. Non saprei come spiegare la differenza. Era una sensazione, il modo di parlare e forse quello di guardare. Era uno sguardo. E sicuramente la consapevolezza. È quella che rende uomo un uomo di qualsiasi età. Claudio era uomo e lo capivi da come si muoveva, come parlava come attraversava lo spazio e muoveva l’aria.

Non saprei forse per lui era arrivato il momento di smettere di giocare e cominciare a pensare cose più concrete come trovare una compagna e avere dei figli. Ma come al solito andavo avanti con i pensieri. Mi capitava spesso di fantasticare su di lui, ma soprattutto su di noi. È bello avere una persona sulla quale fare delle fantasie durante il giorno.

Non so perché, ma quando pensavo a lui i miei pensieri non avevano mai il punto. Mi faceva compagnia. Lo respiravo nella testa e nel cuore. Eppure il nostro rapporto era stato fatto solo di sorrisi baci e piccoli sguardi muti. Comunque in quello che diceva c’era solo il fatto che si fosse accorto che io gli piacessi e voleva vivere con me quella emozione. Insomma fu difficile stare dietro ai suoi concetti ed alle sue parole. Un po’ mi sembrò come se mi avesse fissato in uno schema. Ma era una mia sensazione. Quello fu solo il suo modo per dire mi piaci…