Il potere silente della gentilezza…e della parolina magica ‘grazie’!

La gentilezza e la gratitudine sono modi di essere oltre che strumenti meravigliosi.  Essere gentili con se stessi e con gli altri ed essere grati per ciò che si è, e si ha, può essere un modo efficiente ed efficace per predisporci a ricevere ciò che desideriamo e che sogniamo.

Molto spesso diamo tutto per scontato e ci lamentiamo di quello che abbiamo o non abbiamo, per la vita che conduciamo… e così facendo autoalimentiamo  un circolo vizioso di negatività che ci paralizza e di certo non ci aiuta ad arrivare ai nostri obiettivi.

Il segreto di relazioni che funzionano e di traguardi che si raggiungono sta tutto nel rinunciare ad esprimere la parte peggiore di se stessi e cominciare ad essere positivi e propositivi.

Come?

 Alcuni studi dimostrano che per essere valutati positivamente e apprezzati da noi stessi e dalle relazioni nelle quali siamo immersi, siano esse familiari, amicali o professionali, il segreto è molto più semplice di ciò che pensiamo, bisogna addestrarsi a dire ‘grazie’ e ad essere ‘gentili’.

La gentilezza sincera e la gratitudine sentita richiamano come calamite un clima di benessere e la conseguenza di ciò è il raggiungimento di risultati. 

Alla base di una comunicazione efficace c’è una buona capacità di mettersi in ascolto, di essere empatici e di essere riconoscenti. Provate per credere! Dite grazie a voi stessi per come siete e per le vostre peculiarità e fate lo stesso con i  vostri partner,  i vostri cari, i vostri amici, e perché no anche  con i vostri colleghi. Questo migliorerà la qualità delle vostre relazioni e della vostra vita perché promuoverà un clima accogliente e cooperativo basato sul rispetto, sulla fiducia e sulla libertà di espressione.

In qualsiasi ambiente circolano ten-sioni (dal lat. tensio -onis, tendere) e con-flitti ( dal lat. cum-fligere, fare incontrare, confrontare, riunire, avvicinare), il segreto per vivere più serenamente sta nel come ci si relaziona agli altri, nel come si comunica e perché no, anche nel come si discute (dal lat. discutĕre, scuotere).