Papa sui migranti: tragedia più grande dopo la II Guerra mondiale

“Non dimentichiamo che questo problema dei rifugiati e dei migranti oggi è la tragedia più grande dopo quella della seconda guerra mondiale”. Fanno riflettere le parole dette dal Papa a margine dell’udienza generale di questa mattina e riportano la mente dell’uomo contemporaneo alle storiche e indimenticabili tragedie del passato che vanno oltre i grandi conflitti mondiali del secolo scorso per rivivere l’esperienza dei tanti italiani, e europei, che all’inizio del ‘900 hanno lasciato la propria casa per cercare fortuna in America, quella “nuova terra” che prometteva a molti fortuna e ricchezze. A distanza di decenni l’Italia e i Paesi del Mediterraneo restano nuovamente coinvolti da un dramma umanitario che non ha precedenti e che, come giustamente sottolineato da Bergoglio oggi, rievoca la tragedia consumatasi negli anni ’40 quando l’Europa oltre a essere una rischiosa polveriera divenne anche palcoscenico di morte e migrazioni.

Salutando i partecipanti all’incontro per Direttori Migrantes il Papa ha incoraggiato i presenti a proseguire nell’impegno per l’accoglienza e l’ospitalità dei profughi e dei rifugiati, favorendo la loro integrazione, tenendo conto dei diritti e dei doveri reciproci per chi accoglie e chi è accolto. L’accoglienza è uno degli elementi su cui poggia il magistero di Francesco sempre pronto ad aprire le porte della Chiesa e ad abbracciare fisicamente – non solo con parole e retorica – chi ha bisogno. In più occasioni, infatti, si sono spalancate le porte del Vaticano per permettere a migranti, rifugiati politici, senzatetto, di avere una casa con qualcuno che si prendesse cura di loro e delle loro famiglie. Era il 16 aprile 2016 quando tornando dall’Isola di Lesbo il Papa ha portato con sé 12 profughi poi ospitati a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Francesco con quel gesto ha concretizzato ciò che qualche giorno prima aveva chiesto a ogni parrocchia e santuario d’Europa, e cioè accogliere almeno una famiglia di immigrati. “Il Papa – ha spiegato in quell’occasione l’allora portavoce vaticano padre Federico Lombardi – ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori”. Si è trattato di persone che erano già presenti nei campi di accoglienza di Lesbo prima dell’accordo fra Unione Europea e Turchia.

Esattamente un anno prima, invece, nel settembre 2015, il Vaticano accolse la prima famiglia di profughi siriani. Si trattò di padre, madre e due figli, che arrivati da Damasco (da dove erano fuggiti a causa della guerra) vennero accolti nella parrocchia vaticana di Sant’Anna. La Santa Sede in quell’occasione precisò che era stata subito avviata la procedura per la richiesta di protezione internazionale. Pochi mesi dopo, nel gennaio 2016, è arrivata la seconda famiglia dall’Eritrea, una madre e cinque figli, a cui la Santa Sede ha assegnato un appartamento situato nell’area di Via Gregorio VII, Roma.

Fonte: Il Faro di Roma