Bizzozero – Ciaramella: la narrazione gentile è più potente di quella urlata

Gli assetti della politica che hanno caratterizzato la natura nel secolo scorso sono ormai sul punto di estinguersi. Nuovi assetti e nuovi argomenti su cui discutere si stagliano all’orizzonte, più forti ed incisivi che mai. Populisti contro moderati su tutti.  Non più contrasto tra destra e sinistra quindi, ma tra chi detiene il potere e chi ambisce ad averlo, tra chi urla mezze verità per esaltare il popolo e chi, invece, quelle veritù le sussurra gentilmente, consapevole della propria ragione. Sotto quest’ultimo piano, nella giornata del 21 marzo, troviamo due modi esemplari di comunicare sui social che hanno avuto impatti sui cittadini totalmente diversi.

Il primo: Claudio Bizzozero, sindaco di Cantù, in provincia di Como, in un post sulla sua pagina Facebook attacca Matteo Salvini, leader della Lega Nord, che qualche settimana fa si trovava proprio nella città partenopea. «Fossi stato presente (nella trasmissione “Quinta Colonna” a cui era stato invitato, ndr) gli avrei semplicemente detto che casa mia invece è Cantù e la Lombardia è la mia terra, mentre Napoli per me resta una fogna infernale (emblema dell’intera “ItaGlia”) dalla quale mi tengo ben lontano». Per il sindaco fondatore di “Lavori in Corso”, la lista civica con cui ha vinto le elezioni e che recentemente ha anche dato vita al “Fronte di Liberazione Fiscale”, Salvini è «un piccolo insignificante leaderuccio naziunal partenopeo che ha paura dei confronti pubblici con chi sa che lo metterebbe in difficoltà. Che un personaggio così insignificante rappresenti Napoli e la fogna italica non mi sorprende. I napoletani fanno benissimo a votarlo: è perfetto per loro». 

Al di là dei commenti –giustamente- inferociti dei napoletani, sorprende come Salvini diventi per Bizzozero un “partenopeo” da combattere. Come dire? Si è sempre più a sud di qualcun altro, ma che lo sia Matteo Salvini, fa sicuramente un certo effetto.

claudio bizzozero

La seconda: Maria Antonietta Ciaramella, detta Antonella, consigliere regionale della Campania, sempre il 21 marzo, scrive sulla sua pagina di Facebook: «Oggi, giorno della Memoria delle Vittime della Criminalità Organizzata, mi hanno chiamata per leggere i nomi di quelli che hanno pagato con la vita la violenza alla quale erano completamente estranei. Tra quei nomi c’era quello di mio fratello Stefano, ucciso nel 2001 per aver “osato difendere” la sua fidanzatina. Per la prima volta, oggi, rendo noto pubblicamente questo dolore che ho condiviso con tanti amici e familiari, che come me non hanno più lacrime da versare». 

In un momento storico in cui su certe sciagure c’è chi costruisce intere carriere (non solo politiche, sia chiaro), sorprende invece chi, in questo caso specifico, ha tenuto per sé un dolore così grande, senza farne uno strumento per raccogliere consensi -che sono comunque arrivati (più di 11mila i voti alle scorse elezioni) – e che lo riveli due anni dopo essere stata eletta. Una dimostrazione ammirevole di come la politica riesca ad attirare consensi per la sola capacità di mettersi a disposizione degli altri,  evitando così narrazioni forzate e talvolta fuori luogo, che spesso rendono icona anche chi non lo è.

antonella ciaramella