Meningite, non esistono focolai epidemici: sintomi e prevenzione della malattia

Negli ultimi tempi sembrerebbero sempre più frequenti le notizie riguardo ai tragici casi di meningite che si verificano nel nostro Paese. In pochi mesi si è parlato di ben tre casi nella sola città di Milano, prima le due studentesse della facoltà di chimica e di recente la professoressa di scienze dell’istituto di istruzione superiore.

Ciò nonostante, seppure è necessario mantenere alta l’attenzione nei confronti di questa malattia, non bisogna allarmarsi siccome in Italia non è attualmente in corso alcuna epidemia di meningite.

In base ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblicati sul portale del Ministero della Salute, nel 2015 e nel 2016 si sono verificati in Italia quasi 200 casi per anno di meningite, ovvero numeri che si mantengono in linea con i soliti trend. Inoltre i dati riportano che generalmente la letalità riguarda il 10% di questi casi.

Ma cerchiamo di capire qualcosa in più riguardo a questa pericolosa malattia, ai sintomi e al tipo di prevenzione.

Il batterio

La meningite è un’infiammazione delle meningi, ovvero delle membrane protettive che avvolgono il Sistema Nervo Centrale (SNC) e il midollo spinale. Gli agenti batterici che causano la meningite sono il Neisseria meningitidis (meningocco), lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e l’ Haemophilus influenzae. Il menigococco è senza dubbio il più temuto dei tre, di questo ne esistono diversi sierogruppi, dei quali i più diffusi sono: A, B, C, Y, W135, X. In particolare il più aggressivo è il meningococco di sierogruppo C, che oltretutto, insieme al B, è il più frequente in Italia e in Europa.

Il meningococco si trasmette da una persona all’altra attraverso le goccioline e le secrezioni di naso e gola. Normalmente il batterio non determina malattia, infatti si stima che circa il 10% della popolazione ne sia portatore sano, in alcuni casi però può diventare aggressivo per l’organismo e causare meningite e/o sepsi (invasione del sangue).

Fortunatamente, i batteri che causano la meningite non sono così contagiosi come altri tipi di germi. Infatti il batterio ha brevissima vita al di fuori dell’organismo umano e muore nel momento in cui si deposita sulle superfici.

Data la difficoltà nel contrarre la malattia, a seguito della conclamazione di un caso di meningite, si possono considerare soggetti a rischio di contagio solo coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con una persona malata per un periodo di tempo maggiore di 4 ore: in questo caso si parla di “contatto stretto”. Per tali soggetti è indicato effettuare tempestivamente una “chemioprofilassi” con antibiotico specifico, al fine di ridurre il rischio di malattia.

I sintomi

I sintomi possono comparire dal secondo al decimo giorno successivi al contagio, ma in media al terzo-quarto giorno. L’esordio è di solito improvviso con brividi, malessere, prostrazione, febbre elevata, mal di testa, rigidità della testa, nausea, vomito e nei casi di sepsi macchie rosse sulla pelle (segno di infezione diffusa).

Si consiglia, in caso di sintomi del genere, di rivolgersi tempestivamente in ospedale, dove i medici, dopo aver confermato il contagio a seguito di un’immediata analisi del liquido cerebrospinale, potranno subito intervenire attraverso una cura antibatterica.

Il vaccino

La via più efficace per proteggerci dal meningococco è senza dubbio il vaccino, ciò nonostante bisogna tener conto che seppure vaccinati non si è immuni al 100% al batterio (non sempre i vaccini esplicano l’effetto desiderato) quindi, in caso di contatto stretto con persone contagiate, bisogna comunque e necessariamente effettuare la dovuta profilassi.

Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco:

– vaccino contro il meningococco di sierogruppo C (MenC)

-vaccino tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y.

-vaccino contro il meningococco di sierogruppo B

Il Ministro della Salute suggerisce il vaccino contro il meningococco C ai lattanti (somministrazione di 3 dosi nel corso del primo anno di vita più un richiamo dopo il prima anno di età) e consiglia un richiamo con vaccino tetravalente per gli adolescenti.

Il vaccino tetravalente inoltre è consigliato anche per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli. Oltre a queste due fasce di età, il vaccino è fortemente raccomandato per le persone a rischio perché affette da alcune patologie (quali diabete, talassemia, asplenia, immunodeficienza, malattie epatiche croniche gravi, etc.), per ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori, lattanti che frequentano gli asili nido, e persone che hanno intenzione di recarsi presso regioni del mondo dove la meningite è diffusa (alcune zone dell’Africa).

Il Ministero della Salute non raccomanda il vaccino ad adulti che non appartengono a nessuna delle categorie sopracitate.