Il racconto di Natale

 

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C’era una volta un bambino che si chiamava Michele. Poiché si avvicinava il Natale, decise di scrivere a Babbo Natale chiedendogli dei fiori profumatissimi e colorati perché avrebbe dovuto liberare sua Madre da uno stregone che l’aveva rapita da tempo e che la teneva segregata nel suo castello d’oro.
Quando Babbo Natale ricevette la lettera, si grattò la barba e si chiese stupito: “Come possono dei fiori sconfiggere uno stregone? Ci vuole ben altro! Tuttavia porterò a Michele quanto chiede”.
Detto ciò, dispose che i suoi collaboratori andassero nelle parti più calde della Terra a recuperare i fiori più belli e colorati. Dopo qualche ora le renne arrivarono con fiori mai visti, luminosi, profumati e sorridenti (sì, perché in quel tempo i fiori sorridevano).
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Babbo Natale si diresse verso casa di Michele e quando arrivò lo trovò già pronto, con guanti, sciarpa, cappellino, per scalare la montagna innevata su cui si trovava il castello dello stregone. Babbo Natale decise che non lo avrebbe fatto partire da solo e così lo fece montare sulla slitta guidata dalle renne, ricolma dei magnifici Fiori venuti da tutto il mondo, che salutarono con gioia Michele. Il bambino era felice: avrebbe sconfitto lo stregone e ritrovato sua madre.
Stavano per partire quando Michele gridò: “Aspetta, Babbo, ho dimenticato Gatto Felice!”. Così scese dalla slitta, entrò in casa e ritornò con Gatto Felice tra le braccia. Il gatto in realtà non era troppo felice di essere stato svegliato e di ritrovarsi nella neve, nel cuore dell’inverno, ma non proferì miagolio e, sbruffando, si mise a dormine nel giubbotto di Michele. Erano pronti!
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Le renne partirono e la slitta si diresse verso il Cielo, tra le Stelle. Michele era sbalordito, non ne aveva mai viste di così belle. Le Stelle (sorridevano anche loro a quei tempi) lasciavano cadere polvere dorata sui Fiori che diventarono ancora più belli e ogni volta che ridevano, con la loro voce argentina, emanavano profumi meravigliosi che rendevano gioioso il Cielo. Michele scoprì che le Stelle e i Fiori erano molto amici, ma non si domandò come ciò fosse possibile, in Cielo tutto era possibile! Avrebbe desiderato rimanere là per sempre, ma sapeva che la Madre lo aspettava.
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Videro da lontano la montagna e il castello che era davvero d’oro, ma su di esso c’era una nuvola nera. Cercarono di avvicinarsi con la slitta, però una specie di muro invisibile la respingeva.
Michele capì che bisognava scendere dalla slitta e salire a piedi. Allora la slitta di Babbo Natale si trasformò in un carro e cominciarono la scalata del monte. Si fece notte e tutti ebbero paura, tranne Gatto Felice, che dormiva al calduccio nel giubbotto di Michele. Non si vedeva nulla, allora i Fiori risero all’improvviso per la gioia dell’impresa. La polvere di stelle che avevano addosso illuminò la strada e si avvertì meno il freddo.
Arrivarono finalmente al castello. Intorno vi erano mostriciattoli che mordicchiavano le scarpe di Michele e di Babbo Natale. Gatto Felice si affacciò per vedere se ci fosse cibo per lui, ma ritornò a dormire, perché si ricordò di essere vegetariano.
Decisero di avvicinarsi al portone e di bussare, quando a un tratto videro un orco terribile che gli veniva incontro. Babbo Natale aveva del formaggio nel suo sacco e glielo diede. L’orco lo prese e lo mangiò, ma ne voleva altro. Allora Michele prese il sacco e cominciò a correre. Si fermò a un certo punto e nel buio lo fece ruotare. Il formaggio cadde giù e l’orco si gettò nel buio, finendo in un burrone.
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Michele ritornò al portone che magicamente si aprì. Babbo Natale traformò il carro con i Fiori in un carrello più piccolo. Le renne rimasero fuori ad aspettare, mentre Michele e Babbo Natale entrarono dentro con i Fiori.
C’erano stelle come in Cielo; tutto era d’oro. Si incamminarono per il lungo corridoio. Michele vedeva tutto quanto avrebbe voluto: uno zaino nuovo per la scuola, una bicicletta bellissima, la PlayStation, piccoli robot per pulire la stanza. Era incantato. Si girò e vide
Babbo Natale molto affaticato e i Fiori meno luminosi e meno colorati. Eppure c’era tanta luce e i Fiori avrebbero dovuto brillare come in Cielo. Ma tutti avevano perso il sorriso.
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A un certo punto comparvero lo stregone e la Mamma di Michele che sembrava non averlo riconosciuto, perché non gli corse nemmeno incontro per abbracciarlo. Allora Michele le chiese: “Mamma, ma lo sai chi sono?”. La donna era intenta a smanettare su uno smartphone d’oro per rispondere ai messaggi di amici. Alzò gli occhi e gli disse: “Certo, sei mio figlio. Come stai?”. Michele non fece in tempo a rispondere che la mamma subito ritornò a smanettare sul telefono.
Fu un po’ scoraggiato. Le chiese: “Mamma, ma non vuoi tornare a casa con me?”. E la mamma: “perché non resti tu qui con me?”. Michele si guardò in giro. Vide lo zaino, vide la bici e vide altre cose belle. Lo stregone gli disse: “Caro Michele, qui avrai tutto ciò che vorrai e non avrai più bisogno di uscire. Quando vorrai, potrai far venire anche i tuoi amici e resteranno qui, per sempre”. Michele si voltò verso Babbo Natale che era dimagrito tantissimo da quando erano entrati nel castello e vide i Fiori: erano quasi tutti grigi, avevano perso i colori brillanti e non sorridevano più né sprigionavano profumo.
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Michele chiese: “Ma avrò dei fiori? E potrò vedere le Stelle?”. Lo stregone aprì una porta e gli mostrò tante stelle, ma non avevano sorrisi, gli mostrò dei fiori ma non avevano nessun profumo. Poi gliene aprì un’altra e vide tante persone dal viso grigio. Si alzarono a malapena per guardarlo e ritornarono chi sullo smartphone chi alla PlayStation. Il bambino sentì che c’era qualcosa che non andava e disse: “No, grazie. Io prendo mia madre e torno a casa con Babbo Natale e con i miei Fiori”.
Allora lo Stregone rise in un modo che lo spaventò, gli mostrò i suoi denti da vampiro. Michele ebbe paura. Anche Gatto Felice sussultò dal giubbotto, ma preferì rimanere nascosto.
Il bambino corse verso la mamma e la tirò per un braccio. Ma la donna non si muoveva e Michele cominciò a piangere. Chiese allora a Babbo Natale di aiutarlo, ma quel posto aveva tolto al Babbo tutte le energie e non riusciva ad alzarsi da terra. Guardò i Fiori ed erano ormai spenti. Non gli restò che affrontare lo Stregone, che intanto aveva assunto la faccia di un lupo. Lo guardava mentre si avvicinava per morderlo. Michele era impietrito e non aveva scampo. All’improvviso, chissà come mai, gli venne in mente quando per la prima volta era riuscito a sfuggire a un cane che voleva morderlo. Il suo cuoricino cominciò a battere per la gioia, perché in quella occasione la sua mamma lo aveva salvato prendendolo tra le braccia. Gatto Felice sentì battere il cuore del padroncino e fece capolino con la testa.
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Alla vista del gatto lo stregone cominciò a starnutire perché era allergico al pelo. Gatto Felice uscì fuori dal giubbotto, gironzolava nella stanza e lo Stregone non finiva di starnutire. Ad ogni starnuto i pezzi d’oro del palazzo crollavano e il viso dello Stregone si sfaldava.
La luce delle stanze cominciò a spegnersi, mentre i Fiori si illuminavano e profumavano tutto intorno. Anche la pancia di Babbo Natale ritornò florida come prima. Allora Michele corse dalla mamma e la abbracciò, le gettò via lo smartphone e le disse: “Mamma, abbracciami come quando avevo paura”. La mamma lo fece, si ricordò di tanti episodi della loro vita e si commosse moltissimo.
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Intanto Gatto Felice riempiva di peli lo stregone che non smetteva di starnutire.
Le persone chiuse nella stanza e intente a giocare presero colore in viso e cominciarono a ridere insieme ai Fiori per gli starnuti che sentivano. Gettarono via gli smartphone e le PlayStation e vollero uscire. Ma il castello stava andando in frantumi come lo stregone.
Allora Babbo Natale trasformò il carro in una enorme barca e tutti vi salirono, mentre i Fiori rendevano profumata l’aria intorno. Intanto le renne, che aspettavano fuori, corsero presso la barca e la scortavano, mentre da lontano si vedeva cadere a pezzi il castello dello Stregone.
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Tutti passarono nel Cielo stellato e conobbero la bellezza delle Stelle del firmamento, conobbero l’incanto della notte illuminata e ricordarono quanto li aveva resi felici: un abbraccio inaspettato, il sorriso di un amico, le fusa di un gattino, la brezza del mare, tutte cose che lo Stregone non avrebbe potuto donare loro.
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Babbo Natale accompagnò ciascuno alla propria casa e Michele donava loro uno dei fiori che aveva ricevuto perché potesse portare gioia, profumo e polvere di stelle nelle case.
Alla fine scesero Michele, Gatto Felice e la Mamma. Michele ringraziò Babbo Natale che a sua volta lo ringraziò perché tra uno zaino bellissimo e il ricordo di ciò che amava davvero aveva fatto la scelta migliore.
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La Mamma prese Michele per mano ed entrarono in casa. Vi trovarono un presepe e un piccolo neonato di ceramica sorridente. Michele prese il fiore che era toccato a lui e lo posò ai piedi del Bambinello. Un profumo bellissimo si spanse nella casa e polvere di stelle cadde dal cielo di cartone.