Emozionarsi per caso…

A Roma nel frattempo avevo conosciuto Claudio. C’eravamo incontrati ad una festa di amici… mi aveva invitata Rebecca: “Ti conviene venire, non hai un altro posto dove andare stasera ed io non intendo farti da Baby sitter!”

A quel punto evitai di fare domande… “Stasera ti voglio smart, è una festa importante con gente carina, famosa ed interessante!” – continua.

In realtà mi ero lasciata trascinare in quella festa ma non ne avevo una gran voglia. Ero tornata a Roma si per rivedere le amiche ma soprattutto per sistemare in me un po’ di cose.

La festa era sulla Cassia, in un casale ristrutturato color rosa scuro, con un ampio giardino, prato inglese ed un’enorme piscina col bordo a pelo d’acqua. C’era un portico illuminato ed allestito con sedute bianche e candele. All’ingresso uno specchio molto grande in una cornice dorata stile barocco e due statue.

Si intravide una folla di gente colorata che si aggirava tra il giardino e la casa. Un mondo nuovo e diverso che non sentivo mi appartenesse più. Rimasi a guardarmi intorno tra un saluto e l’altro. Voltandomi rividi l’amica Rebecca ormai seduta sulle ginocchia di uno sconosciuto… “Sono qui” fece Rebecca agitando la mano. “Lei è Chiara, una mia amica. Lui è Claudio. L’idiota con cui non sono andata a letto lo scorso anno!”

Claudio è alto, ha i capelli chiari e gli occhi verdi. Io non capivo perché lui mi dedicasse tanta attenzione… e rimanevo ipnotizzata. Frammenti di conversazione mi vorticavano nella testa.

“Come hai detto che ti chiami?” – chiede lui.

“Chiara” – risponsi.

“Sarà meglio ti riaccompagni da Rebecca prima che ti porti a casa io…” – Claudio.

“Non credo proprio” – risposi.

“Dannatamente sfacciata” – dichiara lui.

Mi prese per mano e mi condusse in giardino. Afferrò un calice di champagne e me lo porse: “A noi!” – brindò.

Ogni cellula del mio corpo parve irrigidirsi: “A noi!” – risposi. Ero talmente impacciata. O almeno così mi sentivo. Non aggiunsi altro o feci domande. Sarei sembrata invadente.

Mi strinse una spalla. Poi mi riaccompagnò da Rebecca. Mi guardò: “Avvertimi quando vai via…” – mi sussurrò in un orecchio infilandomi un biglietto nella borsetta. Era il suo numero di telefono.