Manovra, ok a fiducia: scoppia caso 50 mln per Taranto

La manovra supera il primo voto di fiducia alla Camera, dove il governo incassa 348 sì, ma scoppia l’ennesimo caso, questa volta sulle risorse per gestire l’emergenza sanitaria di Taranto. Si trattava di 50 milioni che, dicono i deputati pugliesi e anche il presidente della Regione, Michele Emiliano, il governo aveva promesso di sbloccare per consentire di rafforzare il sistema sanitario tarantino alle prese, sottolinea il governatore, con “le emergenze sanitarie causate dall’inquinamento, in particolare dell’Ilva” che colpisce “soprattutto i bambini”. La modifica alla legge di Bilancio presentata a prima firma Vico, sostenuta nei giorni scorsi anche dal capogruppo Ettore Rosato, era in attesa di una riformulazione del relatore che poi non è stata formalizzata.

Le risorse sarebbero servite per potenziare strutture, personale, e attività diagnostica e la commissione Bilancio, con una proposta firmata da tutti i capigruppo, aveva tentato di recuperare la misura attraverso un emendamento alle tabelle che sono state votate nel pomeriggio, per vincolare i 50 milioni per Taranto. Anche in questo caso è arrivato un parere negativo da parte del governo. A questo punto, dice il presidente della commissione Francesco Boccia, “Palazzo Chigi deve semplicemente chiarire le ragioni del no e del rinvio” a un successivo intervento, magari nel passaggio della manovra al Senato. Pronta la risposta dell’esecutivo che, per voce del sottosegretario Claudio De Vincenti bolla invece come “squallida strumentalizzazione” la polemica sollevata su Taranto, visto che il governo ha “un impegno fattivo” su quel territorio, “a partire dagli 800 milioni” del Contratto istituzionale di sviluppo per la città, “200 dei quali destinati all’ospedale San Cataldo, per passare agli altri 800 milioni stanziati per il risanamento dell’Ilva e infine con l’emendamento che il Governo ha presentato due giorni fa alla Legge di bilancio” che prevede di assegnare interamente al risanamento di taranto eventuali proventi di una “confisca dei beni dei Riva”.

La sanità è al centro delle polemiche anche per un altro emendamento, quello ribattezzato ‘norma De Luca’, che consente di nuovo ai presidenti di Regione di ricoprire anche il ruolo di commissario straordinario per i piani di rientro. Torna alla carica sulla questione il Movimento 5 Stelle parlando di “voto di scambio tra Renzi e De Luca” e di “sanità campana” messa sul piatto “in cambio di migliaia di voti clientelari per il Si al referendum”. Peraltro i Cinque Stelle osservano anche che il governo sul tema è “nel pallone” visto che ha dato l’ok a due ordini del giorno (di Sinistra italiana e Forza Italia) che chiedono in premessa proprio di cancellare la ‘norma De Luca’.

Al primo giro di boa, comunque, la manovra si presenta con oltre 240 modifiche rispetto al testo licenziato dal governo. Molte, però, sono di piccola se non piccolissima entità e riguardano i micro-capitoli più disparati, dagli interventi per Matera città europea della cultura nel 2019 ai fondi per le associazioni degli ex combattenti fino a 50 milioni per gli Lsu della Calabria anche per il 2017. Il provvedimento, dopo il voto finale della Camera di lunedì, dovrà passare all’esame del Senato. Dove, assicura il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, l’esame si svolgerà regolare qualunque sia l’esito del referendum. “Non ci saranno sorprese” e la legge sarà approvata entro l’anno, assicura il ministro, dicendosi anche convinto che il Paese non rischi “attacchi speculativi” né crisi come quella del 2011. Una eventuale vittoria del no, insomma, non avrà “assolutamente” effetti sull’approvazione della manovra.