Italia, occupazione femminile: fanalino di coda in Europa

“Il vostro è uno dei Paesi della zona euro che incoraggia meno  la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Un cambiamento di rotta, a parte ogni considerazione di progresso sociale, potrebbe avere effetti benefici sulla produzione di reddito aggiuntivo e, quindi, sull’uscita da un periodo di stagnazione”, così nel 2014  Christina Lagarde, per definire l’occupazione femminile in Italia.

Dal 2014 i dati dell’occupazione femminile sono cresciuti lievemente. I dati Istat dal 2015 rilevano un aumento di 3 milioni rispetto a 35 anni fa.

Ma analizzando i dati su base annua si conferma la tendenza di un leggero aumento del numero di occupati, si riscontra un +1,2%, pari tra i due genieri per il 2016. La crescita tendenziale è attribuibile ai dipendenti +1,7%, pari a +285 mila e si manifesta per uomini e donne, concentrandosi soprattutto tra gli over 50 che sarebbero +402 mila.

A luglio il calo degli occupati rispetto al mese precedente interessa sia gli uomini (-0,1%) sia in misura maggiore le donne (-0,5%). Per entrambi si interrompe l’andamento positivo registrato nei quattro mesi precedenti. Il tasso di occupazione maschile, pari al 66,9%, aumenta di 0,1 punti percentuali, mentre quello femminile, pari al 47,8%, diminuisce di 0,2 punti.

L’aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni nell’ultimo mese si concentra tra le donne (+0,6%) mentre si registra una sostanziale stabilità tra gli uomini. Il tasso di inattività maschile, pari al 25,0%, rimane invariato rispetto a giugno, mentre quello femminile si attesta al 45,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali.

Le cause sono molteplici: la prima è  senza dubbio un  problema oggettivo di mancanza di infrastrutture. In Italia solo il 18% dei bambini trova posto negli asili nido pubblici, rendendo difficile coniugare impiego e famiglia. Secondo la statistica Eurostat : dopo il primo figlio, in Italia la metà delle donne non lavora più.

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