Inquinamento ambientale e malattie neurodegenerative: una probabile correlazione

Secondo un recente studio condotto dal fisico Barbara Maher, co-direttore del Centro di magnetismo ambientale e Paleomagnetismo presso l’Università di Lancaster nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy Sciences), è stata riscontrata una relazione tra l’inquinamento ambientale causato dalle industrie e l’insorgere di malattie neurodegenerative, tra cui l’Alzheimer.

Già da vari anni è noto che nel cervello umano sono presenti tracce di magnetite sintetizzate dall’organismo e utili a svolgere alcune funzioni ancora non del tutto chiare. A tal proposito, alcuni studi, di cui si è precedentemente discusso in questa rubrica, hanno ipotizzato che la presenza della magnetite nel cervello sia alla base del senso dell’orientamento.

Il problema è che, oltre alla magnetite di origine naturale, sono state ritrovate nel cervello umano particelle di magnetite di origine industriale prodotte dai fumi emessi dalle centrali elettriche e dagli impianti di produzione a seguito dei processi di combustione.

Inoltre, le analisi hanno stabilito che nei campioni studiati, oltre alle particelle di magnetite, sono presenti materiali quali platino, nichel e cobalto, i quali non sono prodotti dall’organismo umano, ma sono probabilmente assorbiti dall’ambiente inquinato esterno.

Lo studio è stato effettuato analizzando, mediante differenti tecniche di imaging ad alta risoluzione, campioni di corteccia cerebrale provenienti da 37 cadaveri di persone vissute in due differenti città industriali: Città del Messico e Manchester.

Dalle analisi è stato possibile stabilire la differenza morfologica tra le particelle di magnetite biologiche, le quali risultano avere forma tetraedrica o ottaedrica, e le particelle di magnetite di origine industriale, che invece presentano forma di sfere rotonde.

Sulla base di tale differenza strutturale, è stato possibile effettuare uno studio quantitativo e arrivare alla conclusione che la magnetite di origine industriale è presente nei campioni analizzati in quantità cento volte maggiori rispetto a quella biologica.

La conferma che le particelle rotonde fossero di origine ambientale è stata ottenuta analizzando campioni di fumi emessi da una centrale elettrica inglese, e osservando che la loro morfologia è del tutta analoga a quella delle sfere ritrovate nei campioni di corteccia celebrale analizzati.

Inoltre, è stato possibile ipotizzare che ciò che permette alle particelle prodotte dalla industrie di raggiungere il cervello è la loro piccola dimensione. Infatti, le piccole sfere di magnetite, avendo un diametro minore di 150 nanometri, riescono ad essere inalate e raggiungere il sistema nervoso centrale mediante il bulbo olfattivo.

Questo indica che gli abitanti delle città industriali sono costantemente esposti all’alto rischio di inalare e quindi di accumulare nel cervello particelle di magnetite. A rafforzare tale ipotesi sono state le analisi ambientali effettuate sull’aria circolante lungo le strade di Città del Messico e Manchester, le quali hanno mostrato elevate quantità di particelle di magnetite.

La notizia più preoccupante è che la magnetite risulta essere tossica per l’organismo umano. Infatti, questo materiale produce radicali liberi, molecole altamente reattive, che generano uno stress ossidativo sulle cellule provocandone l’alterazione della normale funzionalità.

In particolare, ciò che fa pensare a un legame tra questo minerale ferroso e alcune malattie neurodegenerative è proprio il tipo di danno cellulare che provoca, il quale risulta essere lo stesso di quello che si osserva in questo genere di patologie.

Secondo quanto afferma Barbara Maher, ancora non è del tutto chiara la stretta relazione che correla l’insorgere di malattie neurodegenerative con la presenza di particelle magnetiche nel cervello, né è noto a che livelli di concentrazione queste potrebbero essere tossiche, ma incita i capi di stato a prendere subito provvedimenti dichiarando in un’intervista pubblicata su Science “l’emissione di particelle di magnetite da parte delle industrie potrebbe essere un fattore di rischio ambientale, per tale motivo varrebbe la pena di prendere precauzioni. I politici dovrebbero rivisitare le attuali normative sull’inquinamento ambientale”.