Dante e i manga giapponesi

Cosa hanno in comune Dante Alighieri e numerosi personaggi usciti prima dalla matita del famoso mangaka giapponese Go Nagai e poi divenuti ànime? Cosa lega Dante al Grande Mazinga? Dante a Devilman? Molto di più di quanto un italiano potrebbe aspettarsi. Nel Grande Mazinga, per esempio, il riferimento più evidente al mondo dantesco è il Doctor Hell (in inglese nell’originale giapponese), che nelle prime puntate dell’ànime viene chiamato Dottor Inferno, nemico giurato del Grande Mazinga. All’interno degli ànime ispirati ai manga di Go Nagai sono molte le immagini che sembrano riprodurre le bolge dell’inferno dantesco e i mostri nemici appaiono come diavoli terrificanti prossimi più all’immaginario del diabolico occidentale che a quello giapponese.

Da dove tutto ha origine? Prima che nascessero i manga che hanno dato vita ai cosiddetti cartoni animati dei robottoni, Go Nagai realizzò, nel 1971, un fumetto dal titolo Mao Dante, che è anche il nome del personaggio principale dell’ànime. Si tratta di un’opera non conclusa che preparerà il terreno a un altro manga Devilmen, trasposto in seguito in ànime. Le storie di queste due opere rappresentano l’inferno dantesco rivisitato secondo la sesibilità di Go Nagai.

Egli conobbe l’opera dantesca sin da bambino quando, prima di tutto, fu impressionato dai disegni di Gustav Dorè che accompagnavano la traduzione giapponese. In una intervista del 2013 racconta: “Quando ero bambino ebbi l’occasione di ritrovarmi tra le mani un’edizione giapponese della Divina Commedia. Ero troppo piccolo per leggerla, ma le tavole di Gustav Doré mi impressionarono così tanto da immaginare una narrazione che potesse collegarle tra di loro. Sono immagini entrate nel mio immaginario, che mi hanno ispirato moltissimi mondi e personaggi”.

La sua conoscenza della Divina Commedia, tuttavia, non si limitò ai disegni di Doré, ma ci fu una lettura approfondita che gli permise di trasporre il capolavoro dantesco in circa settecento tavole, nel 1994. In tre volumi, tradotti in italiano solo tredici anni dopo, nel 2007, Go Nagai ripercorre le cantiche di Dante. Come è facile immaginare, i disegni (ispirati a Gustav Doré) costituiscono l’ossatura del fumetto, mentre ai dialoghi e alle descrizioni è lasciato meno spazio.

Una recensione dell’opera tradotta in italiano è stata realizzata da Franco Tomasi che osserva come lo sfondo della tavola che introduce la storia abbia almeno un anacronismo: si intravvede, infatti, la cupola quattrocentesca del Brunelleschi. Pensiamo tutta via che sia stato voluto, per rendere subito riconoscibile Firenze, accanto alla quale è posto un bosco, una selva, nella quale Dante si perde e, smarrito, rompe il silenzio tenebroso in cui è finito: “Mi sono forse allontanato dalla “retta via”, adesso, nell’importante viaggio della mia vita?”.

Nell’opera di Go Nagai è dato ampio spazio agli episodi infernali che occupano i primi due volumi. Emerge la figure plastica di Caronte a cui sono dedicate molte tavole e che strappa Dante dal suolo, collocandolo svenuto sulla barca per traghettarlo nel primo cerchio dell’Inferno.

All’episodio dell’amore di Paolo e Francesca, scoperti e uccisi da Gianciotto (dalle fattezze orribili), segue lo svenimento di Dante che, dinanzi all’immagine onirica di una Beatrice nuda e sensuale, chiede disperato e in lacrime alla donna: “Dimmi Beatrice. L’amore… perseguire l’amore è peccato? Francesca è una peccatrice? E’ stata Francesca a causare la tragedia di quei due?”.

Molte tavole, inoltre, sono dedicate alla descrizione dell’ultima bolgia infernale nell’ottavo cerchio, dove Dante aveva collocato i falsari e gli alchimisti, le persone che ingannarono il prossimo con la frode e la cui pena è di vedere il proprio corpo continuare a decomporsi.

Il terzo volume contiene tavole sul Purgatorio e sul Paradiso che, tuttavia, sono ripulite dalla profondità dottrinaria della Commedia. Quanto emerge è la figura di un uomo che, nel percorso oltremondano, fa i conti con le mostruosità che si celano dentro di sé. Fa, inoltre, i conti con la sua percezione dell’amore: se nella visione nell’Inferno, Beatrice appariva nuda e sensuale, ora invece appare come un angelo, quasi a segnare la purificazione che il protagonista subisce nella visione dell’amore, prima sentito e descritto come carnale, poi riconosciuto come spirituale e angelicato.

Riferimenti
Alessandro Montosi, Mazinga. Da Mazinga Z al Mazinkaiser, Iacobelli Editore, Roma, 2008
Go Nagai, La Divina Commedia, 3 voll., Edizioni BD, Milano, 2007.