Alla Ricerca di Dory: un’accusa all’influenza dell’uomo sul mondo marino

Dopo tredici anni arriva nelle sale cinematografiche “Alla ricerca di Dory”, film sequel di “Alla ricerca di Nemo”, che trionfa al botteghino registrando un incasso superiore a cinque milioni di euro nei soli primi quattro giorni.

Il pesciolino smemorato questa volta toglie completamente la scena a Nemo e Marlyn per rivestire il ruolo di protagonista dell’intera trama, basata sulla ricerca dei suoi genitori dai quali si è allontanata molto tempo prima a causa dei suoi continui vuoti di memoria.

Il film della Disney/Pixar è ricco di segnali e allusioni, ma soprattutto incentra la sua storia su personaggi i cui comportamenti e caratteristiche appartengono alle specie marine di cui fanno parte.

Allusione all’inquinamento dei mari

Questa volta, la storia è in parte ambientata nei fondali marini della California, dove più volte Dory e i suoi amici nuotano tra i rifiuti gettati in mare dall’uomo. Durante le scene si osserva un’automobile abbandonata sul fondale oceanico e granchietti marini utilizzare tegami o lattine di alluminio come case.

Dory, risalendo in superficie, si ritrova intrappolata in un tipico pezzo di plastica ad anelli utilizzato per tenere unite le lattine di birra. Questo pericoloso rifiuto rappresenta un’insidia fatale per tartarughe, pesci, delfini, e uccelli che continuamente restano incastrati negli anelli rischiando di soffocare o di non riuscire a liberare zampe, pinne e corpo.

Sulla base di questi dettagli, il film mostra al mondo intero, non solo l’abnorme quantità di oggetti umani rilasci in mare, con i quali i pesci hanno imparato a convivere, ma anche il grande problema dei rifiuti di plastica dispersi nei nostri oceani che risultano essere una vera minaccia per svariate specie marina.

                         Alla Ricerca di Dory

Accusa ai parchi a tema

Arrivata in California, Dory, avvolta nella plastica ad anelli, viene raccolta da alcuni biologi marini e trasportata nel parco marino in cui è nata: il “Marine Life Institute”, un parco, realmente esistente in America sotto altro nome, in cui i pesci malati vengono salvati, riabilitati e poi rilasciati. Ma secondo quanto documentato dal film, nel parco non tutti i pesci sono rilasciati in mare dopo essere stati guariti ed alcuni sono sottoposti a grandi sofferenze.

Infatti, durante la permanenza nel parco, Dory e il suo nuovo amico polpo di nome Hank si ritrovano in una vasca bassa in cui i bimbi visitatori sono liberi di toccare i pesci, lì vivono uno dei momenti più terrificanti del film spaventati dalle innumerevoli mani che maltrattano gli sfortunati abitanti della vasca.

Uno dei personaggi nuovi del film è lo squalo balena di nome Destiny, trattenuto in cattività perché miope. Destiny trascorre le sue giornate sbattendo continuamente la testa contro le pareti del recinto in cui è trattenuta, ma alla fine si ricorda che l’Oceano non ha muri e quindi si convince a scappare.

Stessa cosa accade a Bailey, un beluga che dopo aver trascorso un lungo periodo in cattività coltiva una forte paura della vita in mare aperto, fino a quando riscopre che i suoi poteri di ecolocazione lo potrebbero aiutare a muoversi in sicurezza nell’Oceano.

Lo stesso Hackel, ha sviluppato un forte terrore verso la libertà a causa del periodo trascorso in cattività, per tale motivo all’inizio del film sostiene di voler restare solo in una vasca, fino a quando la sua amicizia con Dory gli fa capire l’importanza della libertà e dello stare insieme.

Basandosi sulle storie di ciascuno di questi personaggi, il film muove una chiara accusa contro i parchi a tema che costringono gli animali a restare in cattività sottoponendoli talvolta ad inevitabili sofferenze. Infatti, il messaggio principale del film è l’importanza della libertà alla quale tutti gli animali hanno diritto.

 Ancora una volta la Pixar/Disney non si smentisce offrendo ai suoi spettatori un film ricco di doppi sensi finalizzato a sensibilizzare bambini e adulti.