Olimpiadi: cupping therapy e medicina medievale

Nell’ultimo mese abbiamo visto spesso macchie circolari violacee sulle spalle, sulle braccia e sulle gambe di molti degli atleti che hanno partecipato alle Olimpiadiin Brasile. Il mistero di quei lividi sul corpo è legato alla cosiddetta cupping therapy che in italiano chiamiamo coppettazione.
Si tratta di una terapia che consiste nell’applicare delle coppette di vetro, riscaldate da una fiammella, in precise parti del corpo, al fine di alleviare dolori muscolari o di altra natura.
I primi articoli che hanno cercato di sedare la curiosità dei telespettatori, che assistevano alle sfilate di braccia e spalle cerchiate, hanno parlato di una “nuova terapia” per guarire il corpo arrivata direttamente dalla Cina.

Alle Olimpiadi cupping therapy e medicina medievale

In realtà, in Europa, questa terapia è conosciuta da più di duemila anni: ne parlava già il medico Ippocrate nel V-IV sec. a.C. e fu ripresa da Galeno. Arrivò molto presto anche in Italia e, a partire dal 1300 circa, un manuale di medicina (tradotto dall’arabo in latino e dal latino in fiorentino) descrive minuziosamente come vanno utilizzate le coppette.
Il manuale a cui facciamo riferimento si chiama Almansoreche può essere considerato come il primo manuale di arte medica della storia italiana. Fu redatto dal medico Razi nel IX d.C. a Baghdad, fu tradotto in Spagna dall’arabo in latino e, infine, fu tradotto a Firenze dal latino in fiorentino nei primi anni del Trecento.

Nel capitolo XXII del VII libro dell’Almansore, il medico Razi spiega l’utilità delle coppette che, in italiano antico, venivano chiamate anche ventose. Infatti, il verbo che si utilizzava per la loro applicazione era ventosare.

– A cosa servono. Anzitutto Razi spiega che le coppette permettono di regolare il flusso del sangue, uno dei quattro umori presenti nel corpo umano secondo la medicina antica (gli altri sono la bile nera, la bile gialla, la flemma). Secondo la medicina galenica, infatti, lo squilibrio tra gli umori è causa di malattie: eccesso o stagnazione di sangue, per esempio, possono creare infiammazioni e dolori alle articolazioni.
Per eliminare il sangue in eccesso, si può ricorrere anche alla flebotomia, o salasso. Tuttavia, la terapia con le coppette risulta meno debilitante per il corpo rispetto a un salasso, perché l’estrazione di porzioni di sangue ristagnato avviene a livello dei vasi capillari. Il colore violaceo che le coppette lasciano è dovuto proprio alla rottura dei vasi capillari.
 
– Chi può farla. Secondo il medico Razi, la terapia delle coppette non va bene per tutti perché molto dipende dalla qualità del sangue di ciascuno, quindi prima di ogni applicazione bisognerà assicurarsi della salute del paziente.
 
– Quando farla. Questo tipo di terapia non può essere applicata sempre, ma in momenti particolari del mese. Il periodo propizio per l’applicazione sarebbe nei giorni in cui la luna piena cade a metà mese, quando, secondo la tradizione galenica, i corpi sono più umidi e ricchi di umori.
 
– Quali malattie curano e in quali luoghi vanno applicate le coppette. Secondo il medico Razi, le coppette possono essere collocate dietro la nuca, sotto il mento, dietro le spalle, sui polpacci.
Le coppette collocate dietro la nuca servono ad alleviare non solo il mal di testa, ma anche a guarire le malattie mentali; sono utili, inoltre, ad alleviare i dolori agli occhi e il mal di denti.
Se collocate sotto il mento, le coppette sono ottimo rimedio per le bolle che compaiono in bocca e per i problemi gengivali, ma in generale sono efficaci per tutti i problemi del cavo orale.
Le coppette posizionate dietro le spalle sono utili alla tachicardia, causata sempre da squilibri umorali. Collocate, infine, dietro la gamba, le coppette e la terapia della coppettazione sono utili per molti mali: diminuiscono il gonfiore del corpo, alleviano i dolori dei reni e, nelle donne, curano i problemi dell’utero e della vescica, favorendo il ciclo mestruale.
In alcuni casi, l’uso della coppettazione è indicata per dimagrire, ma il medico Razi consiglia sempre di fare attenzione perché una applicazione sbagliata della terapia potrebbe causare uno stato di grande debolezza nel paziente, addirittura fino al decesso.
Per approfondimenti
R.Piro, L’Almansore, Firenze, SISMEL, 2011.