Napoli: la magia dei presepi di San Gregorio Armeno – FOTO

La strada che a Napoli collega via dei Tribunali con Spaccanapoli, cioè il Decumano maggiore con il Decumano inferiore, è situata in una delle aree più antiche e pregne di storia della città, basti solo pensare che nella limitrofa piazza San Gaetano sorgeva l’agorà della città greca, ovvero il cuore pulsante di tutti gli antichi insediamenti ellenici. L’arteria, detta “la via dei presepi” è nota con il nome di San Gregorio Armeno; questa toponomastica proviene dalla chiesa che si trova esattamente a metà della strada e dedicata al santo omonimo, morto nel 330 e figura di rilievo dei cattolici armeni tanto da essere soprannominato il “santo illuminatore”. L’edificio, che testimonia la presenza di monaci orientali a Napoli fin dal 930 conserva al suo interno alcune delle reliquie del santo, portate lì, si dice, per volere di Santa Patrizia, la religiosa bizantina compatrona della città di Napoli al cui culto è legato la liquefazione del suo sangue (come San Gennaro) che avviene il giorno del 25 agosto. La via ha avuto nella sua lunga storia più nomi e tutti ancora oggi conosciuti ed usati dai napoletani: originariamente era detta San Liguore, successivamente divenne la plaetia nostriana in quanto il XV vescovo di Napoli, San Nostriano, vi fece costruire terme per i poveri (i balnea pubblici), per poi essere definitivamente chiamata con il nome di San Gregorio dopo la costruzione della chiesa, del chiostro e del suggestivo campanile che sovrasta la strada e funge da collegamento tra i due edifici.

foto presepi

Famosa in tutto il mondo, la zona di San Gregorio Armeno è considerata il ceppo originario della tradizione presepiale napoletana (foto 1), probabilmente perché in epoca classica esisteva qui un tempio dedicato a Cerere, divinità alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta fabbricate nelle botteghe vicine, sulla scorta della tradizione domestica dei lares familiares, figure di terracotta, legno o cera che rappresentavano gli antenati ed erano collocate in un’apposita edicola sempre presente all’interno della domus a protezione di questa e dei suoi abitanti.

Con la diffusione della religione cattolica si è in seguito avuto un naturale passaggio alla rappresentazione della Natività e la prima traccia scritta del termine presepio la si trova in un atto notarile del 1021; da allora in poi nella storia di Napoli il termine diventa sempre più spesso ricorrente nei documenti e nei carteggi (la regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, nel 1340 ne regalò uno alle Clarisse napoletane per l’inaugurazione della loro nuova chiesa) finché nel XV secolo cominciarono a nascere i primi veri scultori specializzati in figure presepiali, fra cui i fratelli Alemanno, ma il presepe restava sempre confinato negli ambiti ecclesiastici. Fu nel XVI secolo che l’arte presepiale subì una prima svolta importante riavvicinandosi alla tradizione romana: le figure cominciarono a diventare più piccole (dalla grandezza naturale si passò ad un’altezza di circa 70 cm) e a non rappresentare più solo i personaggi strettamente legati all’evento della Natività ma anche delle figure “di contorno” raffiguranti personaggi popolari comuni inseriti nei loro peculiari contesti e ornati con le loro suppellettili, in pieno stile barocco (foto 2).

foto presepi 2

E’ nel ‘700 però che il presepe napoletano raggiunge il suo massimo splendore: con l’avvento di Carlo III di Borbone e la fioritura artistica che ebbe Napoli sotto il suo regno, l’arte presepiale uscì dalle chiese per arrivare alle abitazioni private nobiliari raggiungendo così un livello artistico molto elevato: le figure divennero sempre più minuziosamente curate nei particolari, sia espressivi che ornamentali, ed assunsero quelle pose plastiche tipiche della “teatralità napoletana” che si ritrovano tutt’oggi nella vita quotidiana delle zone più popolari. Il diffondersi del presepe e la conseguente richiesta sempre maggiore di personaggi creò un nuovo mestiere che proprio nelle antiche botteghe su strada di San Gregorio Armeno si è sviluppato e radicato: il pastoraio; tramandata nel tempo di padre in figlio, l’arte dei pastori è ancora viva e fiorente ed accanto alle figure classiche tradizionali oggi si ritrovano statuine raffiguranti personaggi della politica, dello spettacolo e della cronaca nazionale ed internazionale (foto 3), quasi a proseguire quel percorso di tradizione e contemporaneità che ha permesso a questo mestiere di sopravvivere nel tempo.

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