Napoli: la grande bellezza della Basilica di Santa Chiara – FOTO

La Basilica di Santa Chiara (foto 1) è la più grande chiesa gotica di Napoli e fa parte di un complesso monumentale grande e articolato; la chiesa con il suo campanile, infatti, rappresenta la punta di diamante di tutta una serie di edifici e ambienti la cui esistenza è spesso sconosciuta ai più, fatta eccezione per il retrostante chiostro maiolicato al quale la tradizione napoletana ha dedicato spesso immagini e versi alcuni dei quali poi divenuti testi di celebri canzoni.

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Eretta per volere di Roberto d’Angiò e della sua consorte, Sancia di Maiorca, tra il 1310 ed il 1328, al suo interno lavorarono alle decorazioni artisti del calibro di Giotto e di Tino da Camaino. La chiesa internamente si sviluppa in un’unica navata lunga circa 130 metri con dieci cappelle per lato sulla cui sommità si sviluppa la tribuna continua al di sopra della quale sono inserite le imponenti finestre gotiche dai vetri decorati, bifore a sinistra e trifore a destra (foto 2); l’edificio, essenziale nelle decorazioni interne ed esterne, è stato realizzato originariamente in puro stile gotico provenzale ma tra il 1742 e il 1796 venne ristrutturato in stile barocco da da Gaetano Buonocore e Domenico Vaccaro, quest’ultimo autore anche delle decorazioni maiolicate del decantato chiostro maggiore, mentre gli interni furono poi abbelliti con opere di  Francesco de Mura,  Sebastiano Conca, Giuseppe Bonito e Ferdinando Fuga che eseguì il pavimento decorato.

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Durante la seconda guerra mondiale un bombardamento degli alleati del 4 agosto 1943 provocò un incendio durato quasi due giorni che distrusse in parte alcuni interni della chiesa, perdendo così tutti gli affreschi eseguiti nel XVIII secolo e gran parte di quelli giotteschi (foto 3) eseguiti durante l’edificazione e di cui si sono salvati solo pochi frammenti. In seguito, i controversi lavori di restauro si sono concentrati sull’architettura medievale rimasta intatta dai bombardamenti, riportando la basilica all’aspetto originario trecentesco.

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All’epoca della sua nascita la chiesa era sotto l’egida dei frati minori, ma dopo qualche anno passò all’ordine delle Clarisse che dapprima occuparono gli ambienti realizzati contestualmente alla basilica sul suo lato ovest, un piccolo complesso formato da vari edifici fra cui una chiesa minore ed un chiostro (ancora oggi noto come il chiostro dei frati minori) e poi nel ‘700 si ampliarono alle spalle della basilica con la realizzazione del maestoso chiostro maiolicato, che scampando miracolosamente ai bombardamenti degli alleati conserva il suo stile barocco, e degli ambienti perimetrali, tra cui spiccano il Grande Refettorio, la Biblioteca e il Museo dell’Opera. Questi edifici, periferici rispetto alla strada principale e per questo poco conosciuti, sono dei veri e propri gioielli della cultura e dell’arte napoletana; la Biblioteca conta al suo interno circa 50.000 volumi e circa 40 codici cinquecenteschi e seicenteschi ed è una testimonianza importantissima della storia e della cultura francescana conservando in essa volumi unici sulla vita di San Francesco, Santa Chiara e dei loro seguaci. Il Museo dell’Opera si sviluppa in quattro sale e conserva reperti storici napoletani dalle origini fino al XX secolo, fra cui alcuni tesori scampati al bombardamento del 1943: nella sala Archeologica ci sono i reperti ritrovati durante gli scavi e i restauri; nella sala della Storia sono ricostruite le vicende temporali del complesso monumentale; nella sala dei Marmi sono raccolte statue e decorazioni marmoree e fregi nobiliari sopravvissuti al bombardamento della chiesa; nella sala dei Reliquiari sono esposti paramenti sacri, corredi liturgici e reliquie, e il busto ligneo dell’Ecce Homo, opera rinascimentale di Giovanni da Nola.

Infine un cenno merita anche l’Area Archeologica, dove si trovano i resti di uno stabilimento termale romano venuto alla luce nel dopoguerra e che, probabilmente, apparteneva a una villa patrizia; queste terme, databili alla fine del I secolo d.C. si approvvigionavano dell’acqua proveniente dall’acquedotto del Serino e sono la testimonianza più importante delle antiche thermae di Neapolis.