La nuova norma antiterrorismo: una legge di emergenza

Per terrorismo si intende, qualsiasi forma di violenza illegittima, finalizzata ad incutere terrore in una collettività organizzata, al fine di destabilizzarne l’ordine. Le azioni terroristiche si concretizzano, nella maggior parte dei casi, in azioni criminali violente, premeditate, ed in grado di suscitare clamore. Le strategie del terrore sono molte, ed hanno, come unico obiettivo, la creazione di una condizione di terrore diffusa.   

“La strategia del terrore, oggi, costituisce la più grave minaccia alla pace. L’art. 39 della Carta delle Nazioni Unite così recita: “Il consiglio di Sicurezza accerta l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un atto di aggressione, e fa raccomandazione o decide quali misure debbono prese in conformità agli articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale”. Ciò che contraddistingue le azioni terroristiche dalle comuni azioni criminali è, appunto,  l’uso della violenza o la minaccia della violenza per raggiungere obiettivi politici, violenza che viene rivolta contro un obiettivo ma, si estende oltre e le vittime, spesso, sono civili innocenti.  Il terrorismo, è un fenomeno molto complesso, perché molteplici sono le ragioni alla base delle azioni violente. Spesso le motivazioni, sono politiche, religiose, etniche, è non è, assolutamente, pacifico il binomio  terrorismo = povertà, perché, come abbiamo appreso dai recenti fatti di cronaca, molti dei terroristi, sono di seconda generazione, nati e vissuti in Europa, in famiglie benestanti, e con un livello culturale elevato.

Oggi il terrorismo, viene identificato con il terrorismo islamico, ovvero quella parte del mondo musulmano radicale che ritiene di dover combattere “una guerra santa” contro l’occidente infedele, ma, occorre, non dimenticare che  il terrorismo è stato ed è presente anche in altre parti del mondo e  non sempre è di matrice islamica.

Dopo il grave attentato di Parigi, nel 2015 e la necessità di adeguare la normativa interna alla legislazione internazionale, il Governo italiano ha adottato un provvedimento di urgenza, il D.L. 18.2.2015 n. 7, in materia di prevenzione e repressione  del terrorismo, decreto convertito  con legge n. 43 del 17 aprile 2015.  Tale normativa di urgenza ha attuato nel nostro ordinamento la Risoluzione n. 2178 del 2014, adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ai sensi del capo VII della Carta delle Nazioni Unite e, quindi, vincolante per tutti gli stati membri dell’Unione, in tema sia di prevenzione che repressione del terrorismo internazionale.

L’innovazione, rispetto alla precedente normativa, è, sostanziale, e non attiene solo all’aspetto sanzionatorio.

Il legislatore penale ha introdotto una normativa  tesa  sia a prevenire il pericolo che soggetti già presenti sul nostro territorio, si radicalizzino e si preparino a compiere attentati ma, anche, ad anticipare le condotte di coloro i quali, i cosiddetti foreign fighters,vogliano andare nei paesi a rischio per addestrarsi per poi tornare nel nostro paese. Sono state, pertanto, previste nuove fattispecie di delitto in materia di terrorismo, al di fuori dei casi di cui  all’art. 270 bis c.p., (il cosiddetto delitto di associazione con finalità di terrorismo internazionale), che sanziona con la reclusione da sette a quindici anni“Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia anche indirettamente associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza su persone o cose, con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico” e con la reclusione da cinque a dieci anni “ chiunque partecipa a tali associazioni. Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno stato estero, una istituzione o un organismo internazionale”. Le nuove fattispecie di reato introdotte dal legislatore del 2015 sono, pertanto, quelle disciplinate dagli artt. 270 quater e 270 quater 1 ( arruolamento ed organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo).

La nuova formulazione dell’art. 270 quater c.p. prevede la reclusione da sette a quindici anni  per “Chiunque al di fuori dei casi di cui all’art. 270 bis arruola uno o più persone per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno stato estero, un istituzione o un organismo internazionale.  Al comma 2 prevede la pena della reclusione da cinque a otto anni   per la persona arruolata fuori dei casi di cui all’art. 270 bis e salvo il caso di addestramento”. L’innovazione è nella previsione sanzionatoria anche per la condotta dell’arruolato e non solo per l’arruolatore.

La norma mira a colpire, quindi,  la condotta di colui che sempre più spesso, a mezzo della rete internet, spontaneamente o su istigazione, si accordi con un altro soggetto per entrare in una struttura militare, preesistente o in corso di creazione. Quindi non solo i soggetti che abbiano acquisito capacità tecniche per finalità terroristiche, l’addestrato, ma anche il  semplice arruolarsi, da parte di soggetti italiani o stranieri che siano presenti sul territorio nazionale, prevalentemente,  a mezzo della rete internet ed in accordo con soggetti che si trovano all’estero. E’ chiaro che la scelta sanzionatoria è dettata dalla considerazione dell’assoluta pericolosità dei predetti soggetti, proprio perché, disponibili ad essere addestrati, all’estero, per poi, un giorno, tornare e compiere attentati in Italia. Ciò che perfeziona il reato è quello del mero accordo di volontà tra arruolatore ed arruolato, anche, prima dell’effettivo inizio dell’attività di addestramento di quest’ultimo. Per tale figura delittuosa non è possibile prevedere il tentativo, trattandosi,  di reato di pericolo. La condotta che integra il reato è l’assunzione di un vincolo intenzionale tra almeno due soggetti e consiste nel mettersi a disposizione, come soldato, per il compimento di atti terroristici. Nel caso in cui gli arruolati siano più di due è possibile configurare il reato di associazione.

Il decreto in esame, con l’art. 1 comma terzo lettera a), ha previsto la punibilità anche dei terroristi  che operano, autonomamente, sganciati dalle organizzazioni ed ha rinforzato la fattispecie di cui all’art. 270 quinquies in tema di “addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”. Tale articolo, già sanziona chiunque addestra o comunque fornisce istruzioni e colui che è addestrato ad ogni tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza o di sabotaggio, di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo internazionale”.

Nella prima parte della norma, l’elemento oggettivo del reato, è costituito, da un lato, dall’addestrare o fornire istruzioni e, dall’altro, dall’essere addestrato.

La nuova previsione legislativa, sanziona, pertanto, anche la condotta “ della persona che avendo acquisito, autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo, pone in essere comportamenti finalizzati alla commissione delle condotte di cui all’art. 270 sexies” . La disposizione legislativa sanziona anche le cosiddette condotte preparatorie, indicate nell’art. 270 quinquies c.p..

Con la previsione dell’art. 270 quater 1, inoltre, il legislatore ha introdotto la pena della reclusione da cinque a otto anni, “fuori dai casi di cui agli artt. 270 bis e 270 quater, per chiunque organizza, finanzia o propaganda viaggi in territorio estero finalizzati al compimento delle condotte con finalità di terrorismo di cu all’art. 270 sexies. Le pene previste dal presente articolo sono aumentate se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici e telematici”. Tale norma costituisce il recepimento, nel nostro ordinamento, dell’art. 6 della risoluzione dell’ONU n. 2178 che prevede che gli Stati debbano perseguire i trasferimenti verso un Paese diverso da quello di residenza al fine di partecipare o commettere atti di terrorismo, il finanziamento di tali trasferimenti, il reclutamento di soggetti destinati a trasferirsi in altri paesi per commettere atti di terrorismo.

La norma è, senza dubbio,  innovativa, ed ha come finalità quella di sanzionare  le condotte di coloro che organizzano o finanziano viaggi all’estero per se e per altri per compiere atti di terrorismo. La norma è di pericolo concreto e richiede il dolo specifico.  La condotta sanzionata è costituita, in primis, dall’organizzare, predisporre quanto necessario per la realizzazione del viaggio, in secondo luogo, dal finanziare, provvedendo al reperimento delle risorse economiche occorrenti per il viaggio, viaggio che deve avvenire verso un paese diverso da quello di residenza.

Altra innovazione della normativa antiterroristica, è la introduzione dell’art. 678 bis, che costituisce l’attuazione del regolamento UE n. 98/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2013, relativo all’ammissione sul mercato ed all’uso di precursori di esplosivi ovvero delle sostanze che possono essere impiegate per costruire ordigni esplosivi. La previsione di restrizioni ed obblighi riguarda coloro i quali, non esercitando attività commerciali introducono, detengono ed utilizzano materiale esplosivo.

Ed invero, l’art. 3 della normativa del 2015, ha introdotto le contravvenzioni di cui  agli artt. 678 bis e 679 bis.

L’art. 678 bis sanziona con l’arresto fino a diciotto  mesi e con l’ammenda fino ad euro 1000 chiunque senza averne titolo, introduce, nel territorio dello Stato, usa o mette a disposizione di privati  le sostanze o le miscele che le contengono indicati come precursori di esplosivo nell’allegato I del regolamento (CE) n. 98/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2013.

L’art. 679  bis sanziona con l’arresto fino a dodici mesi o con l’ammenda fino ad euro 371chiunque omette di denunciare all’autorità il furto o la sparizione delle materie indicate come precursori di esplosivi di cui agli allegati I e II del regolamento (CE) n. 98/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio Europeo del 15 gennaio 2013  e di miscele o sostanze che le contengono. E’ chiaro che la natura contravvenzionale dei reati impedisce il ricorso a misure cautelari.

La normativa antiterroristica in esame di cui al D.L. n.7/15, in considerazione del diffuso utilizzo da parte dei terroristi della rete internet per fini di proselitismo ed agevolazione dei gruppi terroristici, ha previsto il ricorso ad aggravanti con aumenti di pene per i delitti di apologia ed istigazione al terrorismo, commessi, attraverso l’utilizzo di strumenti telematici.

L’art. 2 del decreto legge prevede l’istituzione ed il costante aggiornamento di una black list, dei siti creati ed utilizzati di arruolamento dei foreign fighters, e di addestramento ad attività terroristiche da parte del Servizio di Polizia Postale.

I fornitori di connettività hanno l’obbligo di inibire l’accesso  ai siti individuati dall’Autorità Giudiziaria, provvedendo alla creazione di filtri. In ipotesi di indagini relative ai reati di cu agli artt. 270 bis, 270 ter, 270 quater e 270 quinquies, è consentito al Pubblico Ministero di ordinare la rimozione dai suddetti siti del contenuto riguardante i predetti delitti. L’ordine deve essere adempiuto, immediatamente, e, comunque, nelle quarantotto ore ed in caso di inosservanza è possibile l’interdizione all’accesso di tutto il dominio internet.

Ai potenziali foreign fighters può essere applicata la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nonché, è stata prevista, la facoltà del Questore di ritirare il passaporto ai soggetti.

Infine, sono stati attribuiti al Procuratore Nazionale Antimafia poteri di coordinamento interno ed internazionale delle indagini di terrorismo divenendo, così, anche un punto di riferimento.

I recenti terribili eventi di Parigi, rappresentano, senza ombra di dubbio, la prova che il terrorismo è, purtroppo, una minaccia globale, e, solo attraverso un’azione comune ed un coordinamento delle legislazioni di tutti gli stati, potrà essere sconfitto!