Le parole dei ricchi e le parole dei poveri

Ricchi e poveri, c’è una lingua che li contraddistingue? C’è una lingua dei ricchi, il ricchese, e una lingua dei poveri, il poverese?
Prima di tentare di dare una risposta linguistica (dissacrante e ironica), lontani dal volerci lanciare in un’analisi economica o sociologica, mette conto di ricordare (senza ironia) che siamo di fronte all’emergenza della povertà che aumenta senza misura: solo in Italia i poveri assoluti (così li definisce l’Istat) sono oltre 4,5 milioni. Il sociologo Domenico De Masi (professore di Sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma) ripete da anni che è necessaria una immediata redistribuzione della ricchezza finché ancora ve n’è e che è necessario sostituire la parola crescita (di pochi!) con decrescita. Gli economisti e i politici continuano a dire che per l’Occidente vi è una possibilità di ripresa ma per i Paesi ricchi «è impossibile, perché sono talmente ricchi che non possono aumentare ulteriormente la loro ricchezza. Noi, Italia, su 196 Paesi siamo all’ottavo posto al mondo come Pil. Ogni italiano ha un Pil pro capite di 36mila dollari. I cinesi ne hanno 6000 dollari, gli indiani 1.500. Come facciamo noi ad aumentare ancora?» (De Masi). L’unica strada per evitare il peggio è decrescere, ovvero «contenere le diseguaglianze redistribuendo la ricchezza che resta, assicurando a tutti il necessario e togliendo il superfluo dove c’è».
Veniamo quindi al tema del nostro articolo, le parole dei poveri e le parole dei ricchi. Nel 2004, Jean-Louis Fourniel, scrittore, regista e intellettuale francese, ha pubblicato un libretto intitolato Les Mots des riches, les mots des pauvres (‘Le parole dei ricchi, le parole dei poveri’), un testo mai tradotto in italiano che rende bene il ritratto della società in cui viviamo, attraverso le parole ironiche, a volte sarcastiche, di un intellettuale che ha osservato gli atteggiamenti di persone davvero povere e davvero ricche. Ci siamo cimentati con la traduzione di alcune parti del libro, anche se siamo spesso ricorsi a una trasposizione libera per adeguarle al contesto italiano. Dal ritratto emerge che i ricchi sono davvero pochi, eppure condizionano l’immaginario del non-ricco, che non è il povero assoluto ma è l’uomo medio fagocitato dal consumismo, che ha come modello il mondo del ricco e che ha come unica ragione di vita diventare ricco! Intanto il povero assoluto diventa sempre più povero (semmai è possibile diventare più povero se si è già povero assoluto) e, ciò che è più grave, diventa trasparente. Non accompagniamo i testi con un commento, ma lasciamo che parlino da sé, perché, con il riso amaro che sono capaci di far sorgere, possano stimolare qualche riflessione o, chissà, qualche risveglio.
 Questioni grammaticali in ricchese e in poverese
Il signor Ricco adora i pronomi personali di prima persona. Perché lui è la prima persona. La signora Ricca ama il modo imperativo. Quando lo usa, si deve rispondere: «Sì, Signora!» e si fa un inchino rispettoso. Il signor Povero vive nel presente, perché il suo futuro è tetro. (Questioni lessicali) La signora Povera si domanda perché si dica povero scemo e mai ricco scemo.
Questioni mediche
Un’amica della Signora Ricca sostiene che i poveri non sono come noi. Pensa che il loro organismo sia più rudimentale e meno sofisticato di quello dei ricchi, che sia più semplice e dunque più resistente. Per questo è opportuno affidare ai poveri i lavori più penosi. Pensa che i poveri non abbiano reni, né pancreas, né vescica, organi di lusso che non sa. Il povero ha solo un fegato e uno stomaco. Si sa che il povero ha un fegato perché spesso ha la cirrosi epatica. Al posto dello stomaco, adornato di sottili membrane e irrigato di succhi gastrici, il povero ha semplicemente una sacca, una sorta di picco mortaio capace di digerire persino le pietre (…). L’amica della Signora Ricca ha da poco scoperto che il povero ha solo midollo spinale e le ha detto: «Siamo seri, tu credi davvero che se avesse un cervello sarebbe povero?».
Ingenuità e generosità della signora Ricca
La signora Ricca pensa da sempre che i poveri siano trasparenti. Ogni volta che un povero avanza verso di lei, allo stesso tempo una mosca la infastidisce. E poiché è sempre intenta a guardare la mosca, non vede il povero. Inoltre Signora Ricca non fa mai l’elemosina. È una questione di principio! Sostiene di non rendere servizio ai poveri facendo l’elemosina, ma al contrario li si incoraggia a mendicare e a non cercare un lavoro. La signora Ricca pensa che se i poveri sono poveri un po’ è colpa loro. Quando esce con il suo piccolo bambino, quando vende un mendicante dice: «Guarda, tesoro, diventerai come lui se non studi». Ma la signora Ricca sa che i soldi non fanno la felicità. È una questione di principio! La signora Povera, invece non ha principi, regala spesso una moneta da un euro ai mendicanti. Di sicuro perché riflette molto meno della signora Ricca.
Pensieri della signora Ricca
È giusto che i poveri restino poveri e i ricchi restino ricchi, così dice la Signora Ricca. Ognuno al suo posto, perché è nella natura delle cose. Anche perché sia il ricco che diventa povero, sia il povero che diventa ricco non sono mai davvero soddisfatti. Non c’è nulla di peggio di un povero che diventa ricco, pensa la signora Ricca. Il suo comportamento diventa ignobile nei confronti dei suoi vecchi amici poveri. Lo chiamano signor Nuovo-Ricco, ma conserva i bassi istinti del povero e le cattive abitudini. Se vi invita a casa, fate attenzione, potrebbe persino derubarvi delle vostre scarpe durante la notte.
Regalo in poverese si dice raramente
Ogni anno la signora Ricca fa un regalo alla signora Povera che conserva tutti i regali nell’armadio, alcuni ancora nell’imballaggio. La signora Povera non ha il coraggio di usarli. In ogni modo, non servono a nulla. C’è un arredo in cuoio per la scrivania, un paio di ferma-libri con pantere in bronzo, una dozzina di porta-coltelli in cristallo. Quest’anno la Signora Povera ha ricevuto un portagioielli da viaggio, solo che la Signora Povera non ha gioielli, né parte mai per un viaggio. Guarda il portagioielli, è morbido e dentro c’è una sorpresa: un biglietto indirizzato alla signora Ricca con i migliori auguri di Banchitalia.
Morire in poverese e morire in ricchese
Il signor Povero e il signor Ricco sono biodegradabili, ma non hanno la stessa scadenza. Il Signor Ricco vive 10 anni in più del signor Povero e i due non hanno la stessa reazione di fronte alla parola morte. Per il signor Povero la morte è una parola astratta; non cerca di comprenderla, per lui è come un quadro di Picasso. Il signor Povero si rassegna, potrà finalmente riposarsi morendo.
Il signor Ricco trova normale la morte del signor Povero, ma non la sua. Non ha alcuna ragione di morire: il suo congelatore è pieno, la sua cantina ha molti vini, il suo conto in banca è enorme. Ha di che vivere fino alla fine del mondo! Quando il signor Ricco muore, le sue spoglie sono depositate dentro una bara d’oro. Quando il signor Povero muore, i suoi resti finiscono in una scatola di pino.  All’inumazione del signor Ricco, si piange in fazzoletti di seta. All’inumazione del signor Povero, si piange nelle dita.
Per approfondire
Istat, povertà assoluta per 4 milioni e 598mila persone: è record dal 2005. Fenomeno in aumento al Nord Domenico De Masi, Povertà, il sociologo Domenico De Masi: “Ripresa economica? Le parole di governati ed economisti sono criminali”. Jean-Louis Fournier, Les Mots des riches, les mots des pauvres, Editions Anne Carrière, 2004.