Bullismo: in attesa di una legge annunciata

Il bullismo, fenomeno sociale molto complesso e, particolarmente, diffuso tra i giovani in età scolare, è una forma di comportamento aggressivo, prevaricatore e vessatorio, ripetuto nel corso tempo e posto in essere nei confronti di soggetti incapaci di difendersi. Le condotte aggressive, ritenute manifestazioni di bullismo, sono  costituite, in generale, da un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici, ripetuti nel tempo, posti in essere da un solo individuo o da un gruppo di individui, nei confronti di individui più deboli, che non sono in grado di difendersi.

Il termine “bullo”, significa, appunto, prepotente, ed in Italia, con il termine bullismo si indica “il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei  confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico”.

Il bullo manifesta la sua prevaricazione attraverso comportamenti di varia natura: violenza fisica e verbale, discriminazione, molestie, vessazioni psicologiche. Il soggetto debole, destinatario di atti di bullismo, spesso, viene allontanato dal gruppo, attraverso sistematiche azioni di emarginazione (diffusione di pettegolezzi, isolamento, calunnie). Secondo gli studiosi del fenomeno è possibile distinguere tra bullismo diretto, quando i comportamenti vessatori si concretizzano in attacchi espliciti nei confronti della vittima (attacchi fisici o verbali) e bullismo indiretto, che danneggia la vittima nelle relazione con le altre persone.

La diffusione dell’utilizzo dei mezzi elettronici, ha, notevolmente, influenzato il modo di comportarsi dei ragazzi e le attività che gli stessi svolgono on line, hanno, spesso, conseguenze nella loro vita privata. Gli atti vessatori e persecutori, vengono  perpetuati, attraverso il mondo virtuale, ed è qui che il bullismo diventa cyber-bullismo. Un fenomeno, in crescita esponenziale, che secondo la definizione data dal più importante degli studiosi di bullismo, Peter Smith, costituisce “una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata attraverso un testo elettronico, contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi” Il cyber-bullismo o bullismo elettronico comprende tutte quelle forme di prevaricazione e prepotenze tra i coetanei messe in atto attraverso email, messaggini con i cellulari, chat, blog, siti internet, immagini o video diffusi sulla rete”. L’obiettivo del bullo è sempre, comunque, quello di molestare la sua vittima, minacciarla, deriderla. La differenza è in alcune particolari caratteristiche che lo contraddistinguono dal bullismo tradizionale:

la totale assenza di rapporto tra la vittima ed il bullo che rende ancora più vulnerabile la vittima, che non ha alcuna possibilità di difesa, perché non riesce neppure ad individuare l’autore delle molestie;

l’anonimato del bullo che, spesso, si nasconde dietro nomi falsi, un nickname, e pensando di non essere scoperto, non avendo alcun contatto diretto con la sua vittima, agisce senza alcuna forma di inibizione, contro ogni etica e morale, ritenendo il suo comportamento vero e proprio gioco virtuale;

mancanza di limiti spazio temporali atteso che il cyberbullismo può invadere la privacy della vittima, in ogni momento.

I modi in cui viene messo in atto sono molteplici: il bullo può molestare, minacciare, denigrare con pettegolezzi, diffamare con messaggi elettronici rovinando la reputazione del molestato. Può escludere o isolare la vittima da un gruppo o una lista di amici, può diffondere informazioni riservate, riguardanti la vita privata della vittima, il suo orientamento sessuale o divulgare  informazioni imbarazzanti, oppure diffondere con internet o il cellulare immagini a contenuto sessuale.

Un altro modo di azione, molto diffuso è il cosiddetto happy slapping termine che indica la ripresa, con videotelefono, macchina fotografica o videocamera, di scene violente per mostrarle ad amici o diffonderle.

Le conseguenze sulla vittima sono, davvero, devastanti, perché, molto spesso, sviluppa depressione, ansia ed in casi estremi pensieri suicidi ed anche vendicatori (si pensi alla recente strage avvenuta a Monaco di Baviera, ove l’autore, pare sia, proprio, un ragazzo vittima di atti di bullismo).

Purtroppo, in Italia, non esiste una legge specifica, ma vanno applicate le norme del codice civile e penale che puniscono i singoli comportamenti posti in essere dal bullo. Nei comportamenti vessatori vanno individuate le violazioni di diverse norme penali. In particolare, il reato di percosse (art. 581 c.p.), di lesioni (art. 582 c.p.) di danneggiamento (art. 635 c.p.), di molestia o disturbo alla persona, (art. 660 c.p.), minaccia, (art. 612 c.p.),  atti persecutori  – stalking (art. 612 bis c.p.), sostituzione di persona, soprattutto nel mondo virtuale, quando una persona si spaccia per un’altra (art. 494 c.p.), diffamazione  (art. 595 c.p.) e, purtroppo omicidio (art. 575 c.p.) .

Per tutelarsi,  in ipotesi di lesioni gravi, minacce gravi, molestie, è sufficiente sporgere una denuncia ad un organo di polizia o all’Autorità Giudiziaria, in ipotesi di reati perseguibili ad istanza di parte (minacce non gravi, lesioni non gravi, danneggiamento, percosse, diffamazione), è necessario sporgere querela, chiedendo la punizione del responsabile.

In ipotesi di bulli minorenni, va distinto il minore di anni quattordici e di anni diciotto. Il minore di anni quattordici non è mai imputabile penalmente. Se viene, però, riconosciuto socialmente pericoloso, possono essergli applicate misure di sicurezza come la libertà vigilata o il ricovero in un istituto educativo.

Il minore tra i quattordici ed i diciotto anni di età è imputabile penalmente se viene riconosciuta la capacità di intendere e volere, in tali casi, il giudice si avvale di consulenti professionali per accertarla.

La maggior parte degli atti di bullismo, avviene nelle scuole, l’insegnante, nello svolgimento della sua attività professionale, ha l’obbligo della denuncia e può essere punito con la multa da 30 a 516 euro “ quando omette o ritarda di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni” (art. 361 c.p.).

Per la responsabilità di natura civilistica, va individuato come riferimento giuridico l’art. 2043 c.c. “ Qualunque fatto doloso o colposo, che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

 La richiesta risarcitoria deve essere intrapresa innanzi ad un Tribunale civile, salvo un eventuale accordo preventivo tra le parti.

Il danno risarcibile è morale, biologico ed esistenziale. Il danno morale è quello che scaturisce dalle sofferenze fisiche o morali, ovvero il turbamento dello stato d’animo della vittima, lacrime, dolori. Il danno biologico, invece, riguarda la salute e l’integrità fisica e psichica della persona, tutelati dalla Costituzione nell’art. 32 “ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…..” Il danno esistenziale è il danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, alla immagine ed all’autodeterminazione sessuale, e viene quantificato dal giudice in via equitativa.

In sede civile vanno distinte le diverse responsabilità, in particolare la culpa del minore; la culpa in vigilando del genitore e la culpa in vigilando e della scuola.

Il minore capace di intendere e di volere, in sede civile può essere ritenuto responsabile degli atti di bullismo insieme a genitori. La responsabilità dei genitori, viene riconosciuta, in ipotesi di omessa vigilanza adeguata all’età ed indirizzata a correggere comportamenti inadeguati. “ Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi” ( art. 2048 c.c.).

Quanto alla culpa in vigilando della scuola va applicata la norma di cui all’art. 2048 c.c. comma 2 che stabilisce che “ I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”. Il legislatore, ha previsto, pertanto, una presunzione di colpa che potrà essere superata solo, laddove si dimostri di avere adeguatamente vigilato, o comunque, si dia la prova che tutto sia accaduto per caso fortuito. La vigilanza deve essere organizzata all’interno della scuola e spetta ai dirigenti dell’istituto  fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti all’interno della scuola, per l’intera durata del percorso educativo.

Purtroppo, da tempo si attende l’approvazione di una legge speciale, che  abbia come obiettivo quello del contrasto dei fenomeni di bullismo e di bullismo informatico, con azioni di prevenzione e repressione. Il testo depositato alla Camera nel gennaio 2014, subito dopo la nota vicenda della ragazzina di Pordenone gettatasi dal balcone per il timore di tornare a scuola dopo un periodo di malattia, ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia a Montecitorio, il 29 maggio 2014 ed è ancora in corso. La legge si compone di sei articoli e definisce in dettaglio gli atti di bullismo nonché il cosiddetto bullismo informatico stabilendo sanzioni severe, in particolare la reclusione da sei mesi a quattro anni per coloro i quali, attraverso atti di bullismo cagionano un perdurante stato d’ansia o di paura ovvero ingenerano un fondato timore per la propria incolumità

Nell’ottica della prevenzione, è fondamentale l’art. 6 della suddetta norma che pone obblighi  in capo al dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di bullismo all’interno del suo istituto. Il dirigente è tenuto ad informare le famiglie dei soggetti coinvolti, deve convocare riunioni con gli stessi soggetti coinvolti ed uno psicologo della Associazione sanitaria locale di competenza al fine di esaminare la situazione e predisporre percorsi psicologici per l’assistenza della vittima e la rieducazione del bullo e, nei casi gravi, è obbligato a sporgere la denuncia.

La norma, da tempo auspicata è, purtroppo, bloccata in Parlamento da quasi due anni, per un iter legislativo particolarmente complesso. In attesa, la strategia migliore è, appunto, la prevenzione, attraverso interventi mirati a diffondere e promuovere valori che possano, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare l’apertura verso gli altri e le loro diversità. E’ dalle scuole che bisogna iniziare, perché, è nelle scuole che i ragazzi imparano a relazionarsi e devono farlo attraverso il rispetto delle regole condivise.