Il buco dell’ozono si sta restringendo: un’entusiasmante risposta del Pianeta all’Umanità

Arriva dagli Stati Uniti un barlume di speranza per le sorti del nostro Pianeta. Secondo alcune ricerche recentemente pubblicate sulla nota rivista scientifica Science sembrerebbe che dal Settembre del 2000 il buco dell’ozono si sia ridotto di 4 milioni di chilometri quadrati, ovvero una superficie più ampia dell’intera India. Susan Salomon, professore di Chimica Atmosferica al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e fautrice dei recenti studi condotti, si mostra sorpresa ed entusiasta di fronte al responso positivo delle analisi e dichiara di non aver mai sperato in un risultato tale raggiunto in tempi così brevi.

Sin dal momento della conferma dell’assottigliamento dei livelli di ozono nella stratosfera sopra l’Antartide, il buco dell’ozono è stato causa di dibattiti tra scienziati e politici. Inoltre, da subito è apparso chiaro ai ricercatori che l’origine fosse dovuta ad una eccessiva emissione nell’ambiente di gas clorurati, i quali, a seguito di una reazione chimica attivata dalle radiazioni ultraviolette del sole, sono in grado di degradare le molecole di ozono.

In particolare l’ozono (O3) della stratosfera è generato a partire da una molecola di ossigeno (O2) e un atomo di ossigeno radicalico (O∙) a seguito di una reazione attivata dai raggi ultravioletti (UV) solari. Successivamente, l’ozono (O3), sotto azione dei raggi UV, viene nuovamente scomposto nei suoi precursori (O2+O∙) da cui può facilmente rigenerarsi. Quindi, a seguito dell’assorbimento dei raggi UV, l’ozono si crea e si distrugge rispettando un ciclo e mantenendo costati i suoi livelli. Questo spiega il motivo per cui lo strato di ozono abbia l’effetto di uno schermo protettivo per la Terra contro i raggi solari,i quali, se colpissero il nostro Pianeta in assenza del sistema di filtraggio operato, risulterebbero gravemente dannosi per uomini e animali. All’interno di questo quadro i gas sintetici clorurati, liberati dagli spray e dalle industrie soprattutto per la refrigerazione, agiscono sul ciclo di produzione e distruzione dell’ozono andandone ad alterare i livelli di concentrazione nella stratosfera. Infatti a seguito dell’azione dei raggi UV, questi gas subiscono una scissione intramolecolare con conseguente formazione di un atomo di cloro radicalico (Cl∙) il quale, a sua volta, reagendo con le molecole di ozono ne opera la rottura e dunque la degradazione.

Come ben si può immaginare la problematica del buco dell’ozono ha da sempre suscitato paura tra gli abitanti del nostro Pianeta, tant’è vero che nel 1987 si arrivò alla stesura del Protocollo di Montréal, il quale vide la partecipazione di quasi tutti i Paesi del mondo. In particolare il protocollo stabiliva le misure per la riduzione della produzione e dell’uso delle sostanze pericolose per la fascia di ozono stratosferico. In ogni caso, nonostante le misure preventive adottate e la successiva riduzione dei livelli di cloro emessi, i dati acquisiti nel 2015 apparivano particolarmente sconfortanti in quanto mostravano una ripresa nella riduzione dei livelli di ozono stratosferici. Oggi il team di ricerca di Susan Salomon afferma che i dati negativi del 2015 erano stati indotti dall’eruzione del vulcano Calbuco, nel sud del Cile,il quale aveva provocato un picco della riduzione dell’ozono non causata dalle emissioni di gas prodotti dall’uomo. La stessa Susan Salomon, che nel 1987 aveva giocato un ruolo importante nelle valutazioni scientifiche per il Protocollo di Montréal, oggi si dichiara entusiasta dei risultati ottenuti e afferma che la risposta positiva del nostro Pianeta alla scelta del cambiamento globale non può che essere di buon esempio per le generazioni future.

Finalmente l’umanità può ritenersi soddisfatta del traguardo raggiunto, e seppure la strada da percorrere è ancora lunga le previsioni attuali lasciano ben sperare. Il nostro Pianeta ha mostrato di voler rispondere positivamente ai tentativi di miglioramento, per cui la società globale è ancora in tempo per rimediare ai danni causati dalle generazioni passate e donare un Pianeta rigenerato alle popolazioni future.