Svizzera, Referendum: valanga di no al reddito minimo per i cittadini.

La notizia era nell’aria. La Svizzera boccia il reddito di cittadinanza per tutti. Chiamati alle urne quasi l’80% degli svizzeri ha votato no alla proposta di introdurre un reddito minimo di cittadinanza. L’obiettivo era quello di garantire a tutta la popolazione un’esistenza dignitosa anche senza lavorare, attraverso l’assegnazione di un reddito di base incondizionato dalla nascita alla morte.
A promuovere l’iniziativa un comitato indipendente che, nel testo poi non approvato ipotizzava come reddito la somma di 2.500 franchi svizzeri per gli adulti e 625 per i minorenni. Nel referendum invece non si specificava un importo preciso ma si lasciava la questione al legislatore.
Ad ogni modo, nonostante anche l’interesse dell’opinione pubblica, già il governo si era dichiarato contrario in primo luogo perché le spese da affrontare sarebbero state insostenibili. Il costo totale, infatti, sarebbe all’incirca di 208 miliardi di franchi svizzeri ogni anno. E, non di seconda importanza, la questione potrebbe disincentivare il lavoro delle donne.
Infatti, due sono stati gli argomenti che hanno fatto prevalere il no: il timore che un reddito mensile garantito agisse da disincentivo al lavoro e la convinzione che la proposta non fosse finanziabile. Certo sono stati i primi al mondo a poter votare in questo senso e su queste cifre che sembrano enormi ma in realtà per la Svizzera rappresentano il reddito minimo dato il salario medio dei cittadini del Paese. Ma agli svizzeri non è piaciuto il “contratto sociale” ed hanno preferito seguire le indicazioni del governo e dei partiti.
Nonostante il fallimento il comitato promotore si è detto positivamente sorpreso dai risultati delle urne. “Una persona su cinque ha votato a favore”, ha dichiarato un membro del comitato promotore, il professore di economia Sergio Rossi.  Ma più soddisfatti ancora gli oppositori: “È uno schiaffo che seppellisce il reddito di base”, ha detto il deputato popolare democratico Yannick Buttet. Per il deputato radicale, Marcel Dobler, invece, “la maggior parte dei cittadini non è pronta ad un esperimento tanto radicale”.