Stipendi “portaborse”, gruppi frenano la riforma: Caruso chiede essere ascoltato da questori

 La riforma strutturale degli stipendi dei collaboratori dei deputati per portare in capo all’amministrazione della Camera l’erogazione delle spettanze togliendola al controllo dei singoli parlamentari non sembra avere avuto molti proseliti tra i rappresentanti dei partiti in ufficio di presidenza. E e’ quanto emerge da piu’ fonti dei partiti interpellate al riguardo dopo la riunione, oggi a Montecitorio, dell’Ufficio di Presidenza che ha ascoltato una relazione dei Questori sul tema.

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Per questo motivo la proposta sarebbe ora in stand by in attesa di ulteriori sviluppi. Di fatto i componenti dell’Ufficio di Presidenza, secondo quanto riferito, avrebbero avanzato la proposta che siano i gruppi parlamentari, direttamente, ad erogare lo stipendio e controllare sulla correttezza del rapporto tra deputato e collaboratore sostenendo che l’altra soluzione sarebbe troppo onerosa per la Camera e potrebbe aprire la strada a tutta una serie di controversie e contenziosi. La Presidente Boldrini aveva tuttavia caldeggiato la soluzione istituzionale per allineare l’Italia alle regole gia’ in vigore in altri assemblee legislative in Europa in materia di trattamento economico degli assistenti parlamentari a cominciare dal Parlamento Europeo. “Al termine – ha detto la presidente della Camera – e’ stato deciso che i questori avanzeranno proposte dettagliate di nuova regolamentazione: sia per l’accesso alla Camera dei collaboratori dei gruppi, sia per la documentazione da presentare a rimborso delle spese sostenute per i collaboratori”. Tuttavia su queste proposte pesa la freddezza dei gruppi e la possibilita’, concreta, che tutto sia rinviato alla prossima legislatura. Intanto il deputato Mario Caruso, chiamato in causa dalle Jene ha spiegato in in una lettera che la sua collaboratrice ha svolto uno stage con regolare contratto nella sua segreteria .Caruso ha chiesto di essere ascoltato dai Questori della Camera.