Papa avverte:mai tradizione fede statica, la parola Dio non in naftalina

“La Tradizione e’ una realta’ viva e solo una visione parziale puo’ pensare al ‘deposito della fede’ come qualcosa di statico”. Lo ha detto papa Francesco durante la commemorazione in Vaticano per i 25 anni del Catechismo della Chiesa Cattolica. “La Parola di Dio non puo’ essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! No – ha proseguito -. La Parola di Dio e’ una realta’ dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perche’ e’ tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare”. “Questa legge del progresso secondo la felice formula di san Vincenzo da Lerins: ‘annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate’ (Commonitorium, 23.9: PL 50), appartiene alla peculiare condizione della verita’ rivelata nel suo essere trasmessa dalla Chiesa, e non significa affatto un cambiamento di dottrina”, ha detto ancora il Papa. Sempre citando nel suo discorso san Vincenzo di Lerins, il Papa ha sottolineato: “Forse qualcuno dice: dunque nella Chiesa di Cristo non vi sara’ mai nessun progresso della religione? Ci sara’ certamente, ed enorme. Infatti, chi sara’ quell’uomo cosi’ maldisposto, cosi’ avverso a Dio da tentare di impedirlo?” (Commonitorium, 23.1: PL 50). “Non si puo’ conservare la dottrina senza farla progredire ne’ la si puo’ legare a una lettura rigida e immutabile, senza umiliare l’azione dello Spirito Santo – ha aggiunto Francesco -. ‘Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri’ (Eb 1,1), ‘non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio’ (Dei Verbum, 8). Questa voce siamo chiamati a fare nostra con un atteggiamento di ‘religioso ascolto’ (ibid., 1), per permettere alla nostra esistenza ecclesiale di progredire con lo stesso entusiasmo degli inizi, verso i nuovi orizzonti che il Signore intende farci raggiungere”. Il Papa ha spiegato nel suo intervento che “il venticinquesimo anniversario della Costituzione apostolica Fidei depositum, con la quale san Giovanni Paolo II promulgava il Catechismo della Chiesa Cattolica, a trent’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, e’ un’opportunita’ significativa per verificare il cammino compiuto nel frattempo”. “San Giovanni XXIII – ha ricordato – aveva desiderato e voluto il Concilio non in prima istanza per condannare gli errori, ma soprattutto per permettere che la Chiesa giungesse finalmente a presentare con un linguaggio rinnovato la bellezza della sua fede in Gesu’ Cristo. ‘E’ necessario – affermava il Papa nel suo Discorso di apertura – che la Chiesa non si discosti dal sacro patrimonio delle verita’ ricevute dai padri; ma al tempo stesso deve guardare anche al presente, alle nuove condizioni e forme di vita che hanno aperto nuove strade all’apostolato cattolico’.

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